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Archive for the ‘strettamente personale’ Category

Le proprie impotenze

28 giugno 2017 Lascia un commento

I

Il fatto è che io non riesco più a relazionarmi con gli altri blogger, uso un termine eufemistico ( ma per un riccio come me è tanto ), spesso il contatto diventa fonte di sofferenza , di un senso di incomunicabilità che cresce ad ogni frase in più o in meno, potrei citarvi almeno 3 o 4 episodi di questo tipo in rete su altri blog da me visitati nell’ultimo mese.
Sono diventato ancora più selettivo e collerico, analitico e insofferente di prima, se lasciassi aperte le porte in modo “normale” ai commenti sono sicuro che mi ritroverei in un fiat nella medesima situazione dell’anno scorso:
un casino dopo l’altro.

Porte socchiuse

16 giugno 2017 Lascia un commento

Due porte socchiuse, questo siamo.
Ma dietro le porte non si vede niente,
nebbia, solo nebbia, e pochi sprazzi di vita vera.
Ci siamo visti, sono venuto io a trovarti, non sopporto le cose stiracchiate e sospese.
Con te meno che con altri.
Per questo sono venuto ed è stata una delusione.
Anzi no una conferma di ciò che avevo intravisto giorni fa durante il mio lungo weekend del cavolo.
Lo sai cosa è successo Giulia? E’ successo che i dubbi e i gesti impacciati non sono più quelli di due che si desiderano ma hanno il pudore delle prime volte.
No, ora abbiamo solo la goffaggine di dover spiegare qualcosa che nemmeno conosciamo bene. Dopo 10 minuti di parole a vuoto, come va, che hai fatto, il gatto, gli amici il viaggetto, Che noia mortale!!!
Dopo, visto che non mi aiutavi, il coniglio dal cilindro l’ho tirato fuori io.
– Giulia volevo invitarti a cena da me stasera. Ma per dirti basta non è necessario aspettare ancora.
– Sì, Certo…
E così adesso vado via. E vado via davvero. Che bastardo che sono, penso.
E mi giro: stai affogando fra le lacrime.

La luce che cambia

5 giugno 2017 Commenti disabilitati

Sarà per la luce che cambia, sarà che il telefono ti rompe solo le scatole, sarà che non basta più la musica, la tv. Sarà che nella mia stanza ci sono troppe eco, troppi silenzi . Sarà per tante cose che forse vorrei staccarmi di dosso, o che vorrei appiccicate sulla pelle, come cera per arrotondare gli spigoli.Per ammorbidire lo sguardo. Sarà per tutte queste cose assieme ma io scrivo per avere la sensazione d’esser vivo, faccio così da quando ero un ragazzino: scrivo per chiarirmi le idee…e amare di più.

Ci sono due cose che mi aprono la mente, una penna e il mare, la prima è nella mia mano adesso, l’altro credo di averlo ficcato da sempre nella parte più profonda di me. Scrivere è per me un affrancarmi dall’ ignoranza non una liberazione, anzi…Spesso la rivelazione dell’acqua che mi scorre dentro dà spazio ad interrogativi angosciosi; e tuttavia scrivere mi riesce naturale…quasi come lo stare solo sulla cattedra durante i temi d’italiano ai tempi della scuola:
“ Lei si metta qui che tanto lo sappiamo bene che ha una penna prolifica e generosa” diceva così ogni volta la prof. Negri con la sua faccia di culo cartonato e grinzoso.
“Le do nove, d’altronde non si è mai visto un voto più alto in questo liceo…ammesso sia tutta farina del suo sacco”.

Di ogni dono o capacità imparai allora a considerare anche le controindicazioni: comunicare bene, meglio di altri e essere condannato a una solitudine quasi perfetta. Mi domando se anche i miei amici , e compagni di allora, dopo, nel divenire della loro vita, siano mai stati soli su una cattedra a guardare gli altri sguazzare felici nella loro normalità. E’ questo il motivo che sempre più spesso dissangua la mia volontà di esserci: cosa faccio, cosa chiarisco, cosa cambio o miglioro? Scrivo, sì scrivo, scrivo e basta: sono ciò che scrivo, solo quello. Non ho altre pretese, fini secondari, libri da pubblicare, donne da conquistare.

In fondo sono ancora nell’aula della seconda B, seduto alla cattedra che sbircio gli altri mentre io ho già finito. Quando il senso di vuoto e d’inutilità diventa insopportabile, quando giro a vuoto come in queste ultime settimane, allora decido di andare al mare, anche se il mare è sempre lì tutto l’anno. Ma adesso che l’autunno è arrivato appare diverso, come se volesse scuotermi da questa ruggine che infetta lo scorrere del tempo e mi immobilizza ed io mi sento toccato, affascinato dalla sua libertà e dalla sua sfacciata indecenza, ho quasi una sensazione di rabbia e d’invidia.

Vorrei seguirlo, cambiare natura e invece resto lì, in bilico, sospeso e perduto da quel fluire senza direzioni e la mia inquietudine si addensa.
La vita è fatta di tante piccole finzioni, piccoli inganni. La vita è un gioco d’illusionismo. Un gioco d’ombre che si stagliano gigantesche su uno sconfinato muro bianco. Capita che tu non te ne accorga ma intanto qualcuno ha cambiato l’angolazione delle luci. Cambia la regia. Il trucco si svela. La verità si confonde. La scenografia resta sempre immensa, tu scopri di essere quello che sei, un minuscolo attore che balbetta la sua parte. Forse la vita è questo, mi dico. È rimanere nei ruoli, rimanerne prigionieri e imbrogliare le stagioni con una infinita primavera. E io che scrivo ancora su un blog, a che serve un blog?
E’ un diario, un palcoscenico? A che serve? A volte serve a capire, ma solo a volte.

OGGI SONO 65-

Enzo dove vai

14 maggio 2017 Lascia un commento

Non è di alcuna utilità fingere una positività che non mi appartiene da tempo immemorabile o addirittura scriverne: non si deve mai scrivere prostituendosi alla necessità sociale del momento. Così mi rendo conto ogni giorno di più di quanto sia “naturale” e triste questa mia reiterata abitudine sintattica e concettuale, quanto sia limitante ma ineludibile il mio modo di scrivere…o riscrivere.
Le pagine sono moltissime e variamente addobbate ma il blog è UNICO!
Ancora vi dirò che non riesco più a leggere la blogosfera con la serenità necessaria, fondamentalmente ne provo spesso fastidio; in certi casi carezzo in segreto le pagine dei miei amici di sempre e non riesco a capire il senso dei loro contatti in rete; mi sembra contradditorio, forzato, una concessione alla umana necessità di piacere e di farsi blandire ogni tanto.
In questa incomprensione si trova tutta la mia distanza incolmabile fra il desiderio palese di continuare in modo nuovo e decente e la obiettiva incapacità di farlo il blogger.
A mio parere abbiamo già detto tutto , quelli come me possono al massimo ripetersi, passando dal ridicolo all’agiografico o dallo storico appassionato all’incisivo sintetico (vedi twitter); in pratica abbiamo fregato le nuove leve della blogosfera e l’unica cosa che possiamo fare è sparire per dar loro l’illusione che ci sia veramente aria nuova in giro. Astrazioni continuerà la sua strada pacatamente… oddio talvolta il deficiente di turno riesce a darle una piacevole scossa di gossip virtuale, riesce persino a farmi incazzare come ai vecchi tempi. Ma dura poco, Mozart riprende tutto il suo spazio e io lo ascolto in silenzio scrivendo righe che nessuno di voi leggerà mai.
Di tutto il materiale che negli anni avete trovato in rete sto ricavando alcuni blog con relativa dote di immagini ma posso sistemarli solo in “privato”: ciò significa che li leggerete (ma poi mi domando veramente a chi può interessare farlo) solo quando saranno finiti, in pratica saranno blog completi dall’inizio alla fine e la dinamica progressiva in fieri di cui tanto andiamo orgogliosi sarà andata a quel paese! Anche OMOLOGAZIONE segue questa logica, non ho alternative. I post che pubblicherò sono una selezione personale, tutti gli altri saranno conservati in archivio ( sono una quantità).
Non voglio essere distratto dal chiacchiericcio un po’ vacuo che ci fa interpreti di questo ambiente virtuale: IL CARTACEO sto provando a farlo diventare realtà, il copyright dei miei testi è adesso così evidente per tale motivo, siete avvisati dunque. In ogni caso il mio modo di essere nella sostanza non può cambiare, non a questa età e non con stimoli ordinari: il blog scritto da me riflette perfettamente e in toto me stesso. Altrimenti scompare che è poi il giusto destino del virtuale in senso lato: l’ho detto tempo fa, il virtuale non ci sopravviverà, il cartaceo in qualche caso sì, della memoria siamo gli unici custodi personali ed essa va dove solo noi possiamo coglierne il vero frutto. Quello non potrà mai diventare un post. Vi voglio bene almeno quanto non vi sopporti: la storia della mia vita è tutta lì. Non esiste via di mezzo tra un vero blog e un suo succedaneo morto senza relazioni e senza commenti; per rimanere vivo devo uscire dal guscio, aprirmi e aprire. Espormi e dovermi spesso ricredere sull’effettiva possibilità di comunicare. Il desiderio di vedere e conoscere le mille vite pulsanti dietro ogni nome si porta appresso anche l’accidia di restare deluso: è un rapporto di amore – odio.

Periferie, le scie delle comete

12 maggio 2017 Lascia un commento

periferia milanese 1959E’ una moviola all’indietro questa foto: (1959): io sono il più elegante di tutti.

Ornella 2 anni dopo quell’immagine aveva un seno meraviglioso e non poteva continuare a far la scema con dei ragazzini; si prese un fidanzato e poi altri. Nel 68 sposò un meccanico di Mantova, ce lo presentò, bevemmo un paio di gazose, ridemmo e sparì dicendo ” ci vediamo quest’estate”. Lei aveva 19 anni.

Il padre di Wanda, metalmeccanico, si trasferì a Torino nel 60 con tutta la famiglia e chi si è visto si è visto; la ragazza tra l’altro aveva una comunicativa da pesce lesso surgelato…nessuno si accorse della sua assenza. Gigi rafforzò il suo primato come capo e i nostri pomeriggi assieme sembravano non dover mai finire. Lui era più grande e più grosso di me, io sapevo più cose e questo lo faceva arrabbiare moltissimo: io gli invidiavo la sua cultura “motoristica” (il padre faceva il meccanico) e la possibilità di fregare ogni tanto la Gilera che stava in officina. Il dramma avvenne il giorno in cui lo convinsi a farmi fare un giro: cademmo, lui scassò la moto e io fratturai il braccio malamente. I rispettivi padri se le cantarono sul muso e la nostra amicizia, pian piano, cominciò a scemare. Nel 1963 ci si vedeva solo il sabato al cinema, nel 64 lo salutai mentre pomiciava ai giardinetti con una ragazza… mi salutò a stento e mi fece capire di squagliare. Sparii, per sempre.

Luca era macilento ma rideva sempre; finì a stento le medie e mentre io mi iscrivevo al primo ginnasio venne una sera di ottobre per ridarmi un centinaio di figurine Panini che erano mie e che gli avevo “prestato” un anno prima. Suo padre era calabrese e lavorava poco, scendeva a Roma da suo fratello a cercare fortuna… “andrà bene, son sicuro. Ah, senti ti ho scritto qui l’indirizzo nuovo, ci scriviamo dai.” E ci scrivemmo, di tanto in tanto, le lettere erano qualcosa d’incredibile. Io ero già così e per lui il congiuntivo era un calciatore dell’Uruguay, io avevo un sacco di dubbi e lui lavorava con suo padre, per i dubbi non aveva tempo…a volte si capiva che non sapeva che scrivermi e che era imbarazzato ed ero io a rigirare la frittata, a dargli la spinta. La corrispondenza terminò del tutto nel 1966, di Luca non so più nulla da 42 anni.

Enzo è qui dietro i tasti, una laurea in medicina e un’altra vita 2000 chilometri più a sud. A chi mi chiede e si chiede se ho mai la tentazione di rivedere certe moviole, se ne valga la pena non posso dare una risposta sicura, il tempo ci trasfigura e le lunghe assenze sono un colpo al cuore: una mano regala piacere e commozione, l’altra ci sega via una fetta di vita e di illusioni.

Tiziana l’ho rivista l’ultima volta nel 1976…e mi sarei ucciso! 20 chili in più e i suoi meravigliosi occhi viola sepolti da un oceano di trucco e di trucchi.

– Non mi baceresti più, vero?-

La baciai e lei pianse. Parlammo della mia nuova vita a Palermo e della sua a Milano piena di lutti e di droga. Avevamo un’amica in comune, una compagna di classe del liceo. Fu lei a dirmi che Tiziana era morta di overdose al parco Lambro 2 anni dopo. Ci sto male ancora adesso, parlarne o scriverne è un tale dolore che mi chiedo se non sarebbe stato meglio e più dolce interrrompere la mia ricerca 28 anni fa.

Del mondo adagiato in pianura mi sono rimasti Anna che fa l’imprenditrice a Rho, Ambrogio sacerdote e consulente dell’arcivescovo di Milano, Irene che è una madre di famiglia sposata a un salumiere di viale Monza, Walter che fra poco va in pensione ed è professore di greco e latino in un liceo. A Firenze c’è Sandro: 30 anni di amicizia vera e disillusioni controllate. Lui meriterebbe un racconto a parte…chissà forse un giorno, se le donne ne lasciano qualche pezzo intero. E’ anche l’unico che potrebbe intervenire qui…ma non credo lo farà mai. E’ un bel tipo Sandro, una bella persona.

Gli altri amici che, come me hanno, la fortuna di risiedere oltre lo stretto, godono di consuetudini che annullano i “colpi al cuore” prima descritti. Da fuori sembriamo solo più o meno i nvecchiati.

Siamo altro?

Vito direbbe : “Mah”.

Palma sarebbe sicura che sì, c’è dell’altro.

Cinzia direbbe che siamo fermi come scemi a 20 anni.

Io dico che siamo scie di comete…una traccia la lasciamo sempre in questo cielo. Spero ce ne sia un altro, un altro dove Tizzy sia ancora disposta a baciarmi e a insegnarmi a scrivere. Chi può dire cosa siamo veramente, quanto sia rimasto dei nostri cuori, delle nostre sorprese? Questo viaggio non vi darà nessuna certezza… la vita in fondo è una magia.

Amori perduti

7 maggio 2017 Commenti disabilitati

Amori perduti è un termine che mi piace tanto. Dentro l’amore quello vero vero c’è il senso di una perdita, di uno smarrimento profondo: se non ti perdi non è quel tipo di sentimento, può essere cento altre cose, tutte rispettabili, ma non quella cosa. Se ami sei perso per sempre, anche se tu poi non ami più o lei ti lascia, non conta. Conta il senso di una magia che non c’è più, che ti faceva fare e vivere in modo diverso. Diverso come? Diverso!

Diverso camminare, respirare, mangiare o non mangiare, guardare un film o stare per i fatti propri (si può anche da innamorati) e fare l’amore. Quello per la verità è un capitolo a parte, capitolo difficile. Se ami non fai l’amore, ce l’hai dentro e lo tiri fuori, non ti vedi mentre lo fai e quindi non hai nessuna pruriginosa fantasia sessuale, non c’è sesso nell’amore ma solo sviluppi trascendentali di una nobiltà eterna che hai come patrimonio da spendere. E lo spendi male, sempre.

Io parlo per me, che di voi non m’importa in questo frangente: non so come fate l’amore o come lo disfate, non mi interessa adesso mentre scrivo, se penso a voi scriverei altre cose e sarebbero sciocchezze false, io devo pensare a me, solo a me se voglio dire stupidaggini sincere. Il concetto di piacere sessuale sta stretto dentro il mio amore: prima no, prima ci stava benissimo ma era un’ipotesi.

Ho amato due volte in tutta la mia vita, la seconda volta è stata dura perchè la prima ferita era stata profondissima. Ci ho riprovato e la chimica era perfetta. dai tacchi ai capelli, dal modo di camminare a quello di fare sbattere i denti mentre ci baciavamo ed eravamo persi, dal senso di vuoto peneumatico all’inguine che friggeva di piacere. Non mancava niente finchè lei non si è guardata e non si è sentita diversa ( mi disse così) e da amore divenne solo amica confidente, sostegno psicologico.

Non c’è niente di più castrante del sostegno psicologico per un uomo… vieni tesoruccio che sei triste, quanto sei triste e pensoso, vieni che ti faccio scopare che così poi stai meglio, io non ne avrei bisogno però ti sono vicina, ti aiuto, ti amo ( forse adesso ti voglio solo bene) ma tu stai tranquillo, uomo, entra che ti accolgo, un caffè ? Vuoi parlare prima? Certo che se facevi diversamente, se producevi di più, se quella volta stavi zitto e quell’altra invece parlavi, se avessimo, se fossimo… ma non siamo. Però vedo che tu sei scemo come il 99% dei maschi e non te ne sei reso conto ancora; vabbè aspetterò che capiti l’occasione giusta e poi si vedrà.

Non ci sono tante chances per l’amore, una o due e poi stop, poi solo i ricordi su una pagina, un post sugli amori perduti che vagano là in alto come personaggi in cerca di autore e non ne avrebbero bisogno.

Qua in basso restano solo le conseguenze della perdita: un vuoto secco di anima, un disperato tentativo di far finta di niente.

E le mani vuote senza più magia in attesa che venga il tempo giusto per poterne parlare in modo appropriato perchè l’amore alla fine è un patrimonio stupendo che resta come resti tu. Bellissimo e innamoratissimo un attimo prima del crollo di un’epoca, ma se giri la moviola al contrario e spacchi un fusibile diventa tutto un lunghissimo rallenty e lì dentro quelle due donne sono di uno splendore assoluto e tu perfetto con loro in quel trailer. Spero che voi siate innamorati. Io non più.

Fuori

22 aprile 2017 Commenti disabilitati

Continuo a riempire le pagine di questo blog, vuote non riesco a sopportarle. C’è poi una blogger che so che legge. Scrivo per lei. Vi pare una cosa strana? Improbabile? Ma io scrivo per te e lo sappiamo in due. Più che sufficiente, i commenti sono chiusi ed io sono altrove per tutti.
Dico che sono fuori perchè non pubblico più un post nuovo da mesi, perchè non ne sento la necessità e non ne ho più lo stimolo. Guardo da fuori perchè non mi interessa piacere o dispiacere, oppure seguire la tendenza della maggioranza dei miei interlocutori: così sei fuori dalla blogosfera. Quando leggi e non commenti se non raramente, o leggi e stai zitto anche se il post ti piace perchè non credi più al valore del commento o temi equivoci, discussioni sterili provocate dal tuo atteggiamento senza peli sulla lingua…potrei continuare a lungo , quando ti ritrovi in situazioni di questo tipo significa che sei fuori.