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Archive for the ‘Enzo dove vai’ Category

Trent’anni dopo

19 giugno 2017 Lascia un commento

– A sud verso Ortigia, Trent’anni dopo –
C’è sempre un cammino privato anche in un atto pubblico come quello di pubblicare uno scritto in rete.
Io ero là, su quella banchina quella sera quell’anno; il desiderio di completezza, di riunirsi alla propria intimità era una musica che suonava dentro, io la percepivo bene ma dirlo fuori era improponibile…anche adesso mi appare difficile.
Il pensiero di quella sera se ne andò verso sud: credeva di trovare il suo ultimo approdo là dove aveva sognato una vita diversa per l’ultima volta.
Trovò solo altro mare e un piccolo gruppo di amici a salutarlo per il suo prossimo viaggio.
Aleggia da quelle parti, mi aspetta lì, sa che arriverò e ce ne andremo assieme, io lui e i nostri sogni,
così come siamo nati.

L’esclusione e la paura

18 giugno 2017 Lascia un commento

Ho detto sempre che scrivo in modo veritiero, l’ho affermato con forza ma talvolta non ho raccontato tutta la verità, non ne ho avuto il coraggio. La solitudine assoluta del mio pensiero si riflette nella mia vita e nei miei rapporti sociali, scrivere fino in fondo l’ho percepito come una esclusione definitiva dal “resto”.
Ne ho avuto paura. Tutto il blog, tutti i miei blog in questi anni sono vissuti sotto questo timore sottile, la ragione profonda dei miei atteggiamenti in rete nasce da lì. Vedo di tanto in tanto nuovi lettori di queste pagine, ne provo un gran piacere ma dura poco, immediatamente dopo penso cosa mai troveranno qui. Credono che io sia altro probabilmente, immaginano un blogger diverso da quest’uomo che stasera batte caratteri sulla tastiera.

Categorie:Enzo dove vai

Una promessa

15 giugno 2017 Commenti disabilitati

Valentina – ogni blogger ha un’anima e la nasconde

C’era un capello a falde larghe, era ampio e copriva il tuo profilo virtuale. Quello che diciamo di essere
quello che scriviamo o immaginiamo di aver detto.
Poteva essere mio il grande cappello ma non ha impedito al vento ultimo d’estate di carezzarmi il viso.
Scrivo cose che non hanno entrata nè uscita:
stanno lì eterne come certi pensieri sospesi sull’età e il tempo.
Inutili.
Mi è già capitato altre volte: distendermi sull’amaca che dondola lieve nella stanza dei sogni non sopiti, un libro, e trascorrere così i miei fantasmi.
Il vecchio professore aveva ragione Valentina e io attenderò l’altra rivelazione tra 11 anni.
Se non saremo più più qui così, promettimi comunque che ci ritroveremo e tu mi dirai della donna dagli occhi azzurri in piazza del Popolo.
Promettilo.

Enzo e Giulia

13 giugno 2017 Commenti disabilitati

Giulia è ancora qui, non so come sia possibile ma lei è ancora qui: dovunque comunque io scriva lei passa, prima o poi, scruta in silenzio e va via.
Ho scritto trenta post su questa storia d’amore di quasi trentanni fa, non sembravo neppure io, scrivevo in trance. Capii dopo che scriverne era l’unico modo di farla restare con me. Di tanto in tanto. Almeno un po’
I post sono racchiusi QUI, tutti: quelli che pubblico adesso sono solo una parte ma dicono chiaramente che Giulia è presente… se vi fermate un attimo sentirete la porta che si chiude alle sue spalle. Mentre scende le scale.

Storia di ieri ma ci penso solo oggi in macchina –
Dovevo capire che il temporale era in arrivo, aveva già cominciato a piovere. Io ho fatto una cosa come un’altra: ho preso l’ombrello e mi sono detto – Fra un po’ spiove-
Sono uscito,
fatta la spesa,
il giornale,
quattro passi, l’idea di andare allo stadio ( giocano in casa),
casa mia, un primo e un secondo
e poi a cascata le solite minchiate che un uomo fa nel pomeriggio per riempire un vuoto che non vuole vedere.
Ci vediamo domani alle 10, perfetto.
Domani è domani, se chiudo gli occhi ti vedo benissimo, sento la tua pelle, mi guardo attorno e cammini dentro questa stanza. Buona sensazione Giulia, attraverso la porta rimasta aperta vedo una tua gonna lasciata sulla spalliera di una sedia: domani te la metti, ed io poi te la tolgo Giulia.
Sì certo faccio così e il pensiero vola via in fretta e arriva ad altre mete. Bellissime, come te, come noi, una goduria infinita.
Domenica sta svanendo in fretta e il tempo è un’opinione. Non è stata una bella giornata ieri. Avevo un’idea diversa, di quelle basate su niente: sono le migliori, spuntano così come un fungo dopo la pioggia e tu le guardi contento magari pensando che è merito tuo, di una tua ricerca; invece sei soltanto uno spettatore interessato.
In macchina sotto casa tua ho cambiato venti volte stazione alla radio, ho fumato due sigarette, col finestrino aperto però che poi ti lamenti sempre – c’è puzza di fumo qui!-
In macchina ho atteso il miracolo di vederti scendere le scale e godere del tuo passo da femmina sui tacchi che mi fa morire ogni volta. Sai che faccio Giulia? Faccio finta di essere un altro e di stare lì per caso, magari aspettando la nonna o la zia, e tu scendi le scale ed io mi dico – ma guarda che pezzu di fimmina ma chi sarà, devo conoscerla, devo inventarmi qualcosa… ma questa è una storia di ieri ed io devo pensare al domani.

Tecniche di allunaggio –
Sono trascorsi tre domani, mi sono sembrati tre secoli sciatti: questo è il quarto! Non telefono, non telefona:19 e 21 della sera: il gatto vuole uscire sul balcone io no.
Apro le imposte e lui va fuori, io mi lascio andare sul divano e penso,
cerco, una soluzione per la sera.
Arrivo massimo a programmazioni entro le ore 18 questa è la verità.
Rimettersi in forma,
analizzare,
scrollarsi di dosso l’apatia,
uccidere la noia minchia,
riprendersi la vita…ma vaffanculo!
Adesso esco tirato a lucido, vado in un locale, mi siedo ordino un drink e mi guardo intorno con l’aria di uno capitato per caso.
Sì, sì, poi assumo quello sguardo del tipo che nulla più lo tocca, figuriamoci una donna, ma che forse per un breve attimo… potrebbe regalarti un sorriso o una frase memorabile.
Lo sguardo da pesce lesso di alta qualità insomma.
Loro arriveranno attirate dalla mancanza del pene esibito, arriveranno sicuro e poi?
Poi inizia la recita, il sogno ludico ( ho le mie fonti lessicali) il brivido breve, intenso e bruciante.
Mezza parola, due mezze parole, un avverbio e un gesto con la mano: la guarderò negli occhi e mi dirò, in un centesimo di secondo, che gli occhi di una donna sono il portale per un’altra dimensione,
lo penserò con tanta privata intensità che a lei arriverà come un’incertezza sottile e vibrante e godrà dell’immaginario legame che si sta creando…. Madonna che emozione, che goduria, sono troppo forte, adesso faccio una strage……
anzi no, mi alzo, ragazza, mi alzo anche se sei una gran figa ed io sono solo, mi alzo ti carezzo con lo sguardo e me ne vado.
E’ meglio, la recita funziona così senza coiti veri, senza prove, senza relazioni più lunghe di un battito di ciglia: senza reali realtà che poi illanguidiscono e muoiono, la recita funziona solo se è una vera recita.
Sta squillando il cellulare, stronzo sta squillando da almeno mezzo minuto, rispondi invece di meditare sulle scemenze più inverosimili; agguanto il cellulare e premo il tasto verde con la convizione che sia Lucio, il mio vecchio amico che mi chiede come va e se voglio uscire. Certo che voglio uscire Lucio, esco e ci diamo una botta di vita.
– Pronto?
– Pronto Enzo, ciao …come stai
Chi è…. non può essere lei, e se invece fosse lei?
– Enzo? Ci sei ?
E’ il modo in cui pronuncia la esse che la rende inconfondibile, una esse che ti sega in due. – Giulia! Ciao…..silenzio….non puoi farmi una domanda così, troppo difficile e lungo. Una domanda di riserva? Dammi tempo.
Ride Giulia, ride mentre io sto morendo e questa non è una recita, ma Bonsai sta grattando i vetri delle imposte, anche lui vuole sapere il resto della telefonata.
– Giulia scusa apro i vetri al gatto…ecco… esci stasera e ti dico come sto. Se ci riesco-

Divano ore due –
– Andiamo a prenderci qualcosa?- Mi guardi pacata, quasi con compatimento
– No Enzo, saliamo a casa tua adesso.
Mi piace quando fai così, quando prendi a schiaffi il pudore e le apparenze e sei tu, profondamente e autonomamente tu. Mi piaci in ogni modo e lo hai capito subito… non è che te ne approfitti Eh? Saliamo su da me, apriamo la porta, carezzina al gatto e stillicidio di emozioni e desideri.
Poggiare gli indumenti,
sfiorare il tuo soprabito,
togliersi il maglione
e poi la cosa più difficile: giocare con l’imbarazzo dell’attesa mentre fuori fa definitivamente sera.
Facciamo l’amore e dentro l’amore troviamo una quantità enorme di sesso.
Ti tocco, mi tocchi, ti prendo mi sfuggi, ritorni mi fermo. Ti guardo mi guardi, entro e esco, il divano si è aperto verso il cielo noi ci anneghiamo dentro.
Facciamo l’amore Giulia e sospendiamo noi stessi col tempo annesso: non ci serve vedi? Sembra così inutile e accessorio. Siamo perfettamente soli col nostro piacere sinuoso assoluto e casa mia risuona di musica animale.
Dopo mentre ti tengo sfinito per mano il pensiero del nostro primo incontro mi folgora la mente: eri bellissima, simpatica e sensuale quella sera spargevi odore di sesso tutt’attorno; ti sedevi ed eri da capogiro , giravi la testa e facevi eccitare, accavallavi le gambe e ne avevi 4 o 5 davanti che dicevano le solite cazzate che dicono gli uomini in queste circostanze, le solite inascoltabili e ridicole cazzate.
IO NO, sono uno stratega io: analizzata in meno di 40 secondi la situazione ho stabilito che non dovevo cercarti palesemente.
Prima cosa attenzione ma non ossessione.
Seconda cosa sei la più bella di tutte ed io però ho un’ altro pensiero in testa.
Terza cosa devi convincermi con la testa che hai, il resto si vede e non mi basta.
Fantastico eh, peccato che ci sia riuscito solo quella volta Giulia. Lo stronzo di cui sopra ti volteggiava attorno assieme ad altri come un caccia che cerca la traiettoria giusta, lui sì che era uno spettacolo da teatro.
Battute, risatine, e ti porto da bere e ti parlo da vicino così da sfiorarti, e muovo le mani con eleganza affettata….sei mia donna diceva, è fatta sei fatta. Gioco chiuso.
GIOCO APERTO! Quella sera sei tornata a casa con me, gioco aperto e, incredibilmente, mi sono comportato con gradevole simpatia, nemmeno una parola fuori posto o un gesto di troppo; quando un attimo prima di entrare nel portone mi hai baciato sulla guancia e mi hai sorriso ero ormai finito.
Stasera è la stessa cosa ma non devo guardarti in viso: – Non durerà! – è la frase scritta dentro i tuoi occhi un attimo dopo il rush finale. Non è vero, non importa, ci siamo ci siamo stati, quell’amore è nostro, solo nostro Giulia, l’universo stanotte ci ha già portato via.

Non si vince mai –
Lo sentite questo silenzio? Uhm…è bellissimo. Alle 20 e 50 di settembre in Sicilia, davanti al golfo di Catania io mi godo fino all’ultima goccia questo silenzio prezioso. Mi piace sentire ronzare la testa, il vino bianco da 13 gradi mi ha dato la mazzata giusta e adesso sileeenzioooooooooooooooooo
Sennò non capisco più niente. Devo fermarmi e rigirarmi i vostri commenti e i vostri blog fra le dita: chissà se voi, soprattutto voi del nord lo fate mai. Chissà che minchia avete letto di questa parte d’Italia, cosa avete annusato o mangiato. Che idea avete di me, di quelli come me e del silenzio. Qualcuno mi ha detto che sono iperproduttivo, può darsi. Possono anche essere gli ultimi tiramenti di un blog che agonizza però.
Silenzio…c’è un pò di vento che sta passando fra le palme scampate al punteruolo rosso.
Forse ha ragione la Lega non si può comunicare con i terroni, porcaccia di una miseria. Incomunicabilità degna della Salerno- Reggio. Ma non posso non dire la mia verità, al punto in cui sono non servirebbe, e non mi salverebbe…nemmeno da questi fine settimana inutili.
Io guardo il cielo sopra di me e voglio aspettare che questa sera smaltata e sensuale si spenga e mi lasci il tempo di capire e giudicare. La mia vita dorme nell’altra stanza, qui si sente solo il ronzio del ventilatore di raffreddamento del Pc.
Silenzio, che meraviglia, così sembra tutto lontano.
Anche la rabbia politica e quella esistenziale. E’ il senso della vita che mi sfugge o forse non la so raccontare.? Domani mi impegnerò, domani quando questo silenzio imbarazzante sarà terminato.
Domani diamo la mazzata definitiva a questo blog perchè io ho questo problema, io ricordo tutto. Tutto.
Anche la tua espressione Giulia quando ci siamo salutati quel giorno.
Tutto scivola via dicono. Anche tu lo farai.
Uno si aspetta di essere salvato da una passione sincera, dall’onestà con cui l’ha vissuta, dal sogno ininterotto di averla accanto… Minchiate!!!! Sono i desideri che salvano, la spinta a passare oltre, la crudeltà del non ricordare; ma vedi bbedda questa è una storia d’amore, ne ha tutte le caratteristiche e, come tale, vive in quella perenne sospensione di futuro e di giudizio che le è propria.
Ho pensato molte volte in questi anni a possibili varianti, alle decine di “sliding doors” che potevano aprirsi se… Infine sai cosa resta Giulia? Restiamo noi. L’infinita bellezza che si insinua almeno una volta dentro la vita di ognuno di noi: hai ragione io non potevo salvarti, è stata la bellezza a salvare noi! Tu non sei scivolata via.
Quando ti ho abbracciato per l’ultima volta ero pronto a scriverti sulla bocca che non ci saremmo lasciati mai… sciocchezze vedi, ci siamo lasciati!
Ricordarsi è un altro affare, è un contratto con l’infinito sai.
Chiediamoci cosa saremmo diventati. Guarda, ho imparato a coniugare i verbi Giulia.
Io che perdevo la pazienza e uccidevo il mio carattere per ritrovarla.
Tu che entravi come una malattia inguaribile nel mio cuore. Giulia posso dirtelo? Sento ancora in fondo la tua musica…
Tra di noi poteva finire con una delle solite constatazioni amichevoli di incidente di percorso… ti ho amato,
è stato molto bello,
risentiamoci,
rivediamoci,
ricuciniamoci
riscopiamoci! Invece abbiamo davanti un luminoso futuro di ricordi.
Stai ricominciando Enzo! Vergognati!
Giulia, lo so con sicurezza assoluta, la mia solitudine adesso è perfetta, tutte le altre vite non bastano per dimenticarci…nemmeno io sono scivolato via.
Tre secondi fa ho pensato a Giulia e a quanto l’ho amata: non la cercherò, non la cerco più da anni, ma pensarla mi ha sistemato il cervello: adesso le carte si sono tutte rimescolate tranne la sua. Perchè lei bara e vince sempre. E adesso silenzio, questa storia è finita.
Inchino.

Freccia a destra, stop, più nulla da dire. Ventanni dopo
Ieri, in un tardo pomeriggio di una Catania svuotata e assente ho svoltato a destra per evitare il semaforo di viale V. Veneto.
Non avevo altri programmi in testa se non quello di “ridurmi” a casa assieme alla sera incipiente (però son bravo eh…certe minchiate mi vengono così naturali!).
Davanti al portone della casa di Giulia ci sono passato per inerzia. E sono rimasto fulminato lì davanti.
Una tomba mi è sembrata, un monumento al tempo che fu, ai sogni usurati…
un’idea potente e progressiva delle sue cosce vestite dalle calze che mi ha tagliato il respiro.
– Giulia vedi, sto scrivendo di te, di noi, e son passati secoli-
Ho chinato la testa, devo anche essermi fermato ma stavolta non c’era traffico e nessun rompicoglioni ha fatto pio per farmi camminare.
Dove vado? Non posso e non voglio dire altro, non è colpa tua se quest’uomo non è stato capace di ripigliarsi per intero la sua fetta di vita.
Come forse hai fatto tu.
Ma tu, tu eri un’altra cosa, una cosa che non si può scrivere, forse nemmeno amare, scopare sì ( è ridicolo) ma amare no.
Vederti andare via è stato lo spettacolo più maestoso della mia vita
Quando ho parcheggiato sotto casa, la sera era diventata presente e questo sipario si è chiuso.
– A chi passa non so come e perchè da questo blog dico che mi fa piacere ma qui non penso che scriverò più così.
Non sono un blogger io, io sono Enzo e lei era Giulia, qui sono rimaste le nostre vertigini. Nei prossimi post, nei prossimi anni scriverà un altro Enzo che conosceva il primo molto bene e non lo ha mai dimenticato-

La luce che cambia

5 giugno 2017 Commenti disabilitati

Sarà per la luce che cambia, sarà che il telefono ti rompe solo le scatole, sarà che non basta più la musica, la tv. Sarà che nella mia stanza ci sono troppe eco, troppi silenzi . Sarà per tante cose che forse vorrei staccarmi di dosso, o che vorrei appiccicate sulla pelle, come cera per arrotondare gli spigoli.Per ammorbidire lo sguardo. Sarà per tutte queste cose assieme ma io scrivo per avere la sensazione d’esser vivo, faccio così da quando ero un ragazzino: scrivo per chiarirmi le idee…e amare di più.

Ci sono due cose che mi aprono la mente, una penna e il mare, la prima è nella mia mano adesso, l’altro credo di averlo ficcato da sempre nella parte più profonda di me. Scrivere è per me un affrancarmi dall’ ignoranza non una liberazione, anzi…Spesso la rivelazione dell’acqua che mi scorre dentro dà spazio ad interrogativi angosciosi; e tuttavia scrivere mi riesce naturale…quasi come lo stare solo sulla cattedra durante i temi d’italiano ai tempi della scuola:
“ Lei si metta qui che tanto lo sappiamo bene che ha una penna prolifica e generosa” diceva così ogni volta la prof. Negri con la sua faccia di culo cartonato e grinzoso.
“Le do nove, d’altronde non si è mai visto un voto più alto in questo liceo…ammesso sia tutta farina del suo sacco”.

Di ogni dono o capacità imparai allora a considerare anche le controindicazioni: comunicare bene, meglio di altri e essere condannato a una solitudine quasi perfetta. Mi domando se anche i miei amici , e compagni di allora, dopo, nel divenire della loro vita, siano mai stati soli su una cattedra a guardare gli altri sguazzare felici nella loro normalità. E’ questo il motivo che sempre più spesso dissangua la mia volontà di esserci: cosa faccio, cosa chiarisco, cosa cambio o miglioro? Scrivo, sì scrivo, scrivo e basta: sono ciò che scrivo, solo quello. Non ho altre pretese, fini secondari, libri da pubblicare, donne da conquistare.

In fondo sono ancora nell’aula della seconda B, seduto alla cattedra che sbircio gli altri mentre io ho già finito. Quando il senso di vuoto e d’inutilità diventa insopportabile, quando giro a vuoto come in queste ultime settimane, allora decido di andare al mare, anche se il mare è sempre lì tutto l’anno. Ma adesso che l’autunno è arrivato appare diverso, come se volesse scuotermi da questa ruggine che infetta lo scorrere del tempo e mi immobilizza ed io mi sento toccato, affascinato dalla sua libertà e dalla sua sfacciata indecenza, ho quasi una sensazione di rabbia e d’invidia.

Vorrei seguirlo, cambiare natura e invece resto lì, in bilico, sospeso e perduto da quel fluire senza direzioni e la mia inquietudine si addensa.
La vita è fatta di tante piccole finzioni, piccoli inganni. La vita è un gioco d’illusionismo. Un gioco d’ombre che si stagliano gigantesche su uno sconfinato muro bianco. Capita che tu non te ne accorga ma intanto qualcuno ha cambiato l’angolazione delle luci. Cambia la regia. Il trucco si svela. La verità si confonde. La scenografia resta sempre immensa, tu scopri di essere quello che sei, un minuscolo attore che balbetta la sua parte. Forse la vita è questo, mi dico. È rimanere nei ruoli, rimanerne prigionieri e imbrogliare le stagioni con una infinita primavera. E io che scrivo ancora su un blog, a che serve un blog?
E’ un diario, un palcoscenico? A che serve? A volte serve a capire, ma solo a volte.

OGGI SONO 65-

Menù a la carte

7 aprile 2017 Lascia un commento

Pensandoci con più calma, perché adesso finalmente il ritmo e le necessità di pubblicazione e relazionali sono mutate, i motivi profondi di miei malesseri e disagi nella mia avventura virtuale appaiono evidenti. Non giustificabili tout court ma certamente comprensibili.

La comprensione non mi salva da una malinconia profonda, difficile da spiegare, certo questo post dovrebbe essere messo a prefazione di tutto ciò che ho scritto in rete perchè spiega e risponde a molti interrogativi ( e fastidi) che anche le persone a me più care mi hanno manifestato in questi anni:
pur considerando valide alcune reprimende l’idea  era che esse, oltre una certa misura, diventavano stucchevoli. Bene, io quella misura l’avevo superata abbondantemente!

Come è nelle mie abitudini rifiutai qualsiasi consiglio e così venne fuori lidea ( falsa) che io fossi ignorante e arrogante, che non fossi inquadrabile in nessun schema ideologico perchè in realtà non possedevo alcuna logica e volessi mantenermi in linea di galleggiamento sempre e comunque. Che fossi quindi una persona subdola e utilitaristica.

Se osservi tutto questo da una prospettiva più ampia finalmente comprendi quanto sia veramente piccola e sciocca la questione: atteggiamenti infantili da web, sussiego, ripicca, come se queste righe, le mie e le vostre, fossero la quintessenza dellla vita, come se i litigi, gli equivoci siano degni di essere considerati un grande problema , qualcosa per cui strapparsi i capelli o peggio.

La mia realtà intima dice altro a mio parere. Dice che ponendosi a contatto e in comunicazione col mondo esterno, uscendo verbalmente dal chiuso di una stanza, una tastiera e un computer, confrontandosi quindi, tutta l’enorme distanza tra il mio mondo intellettuale e il resto mi ha regalato una solitudine abissale e un senso di inutilità non gestibile. Parlo di distanza non di superiorità! La malinconia resta, netta senza discussioni, tagliente e per molti versi distruttiva: Se mi leggi salta subito all’occhio.

Ma il problema non si ferma qui, quello che mi distratto, incuriosito…stregato è stato altro. Io all’inizio usavo carta e penna, un foglio bianco e i miei segni neri, in silenzio e solitudine, soltanto io e la trasposizione in parole dei miei pensieri, non c’è cosa più affascinante della scrittura, non c’è cosa più duratura ( purtroppo in certi casi), la scrittura diventò mia già a dieci anni. Era un fatto naturale, fisiologico, amato e protetto fino all’esagerazione. Un istinto possessivo ed esclusivo, lo scelsi come mezzo di comunicazione esclusivo nei miei rapporti con l’esterno.Poi la rete mi presentò anni fa un suo derivato e cambiò ogni cosa per molto tempo.

E’ stato L’IPERTESTO a spingermi sulla strada di una scrittura diversa, più ampia.
Potevo cambiare ogni cosa! Caratteri, corsivo o grasetto, dimensioni, colori, giustificazione a dx o sn, dimensioni…e poi sfondi immagini, musica. Un universo tutto da sondare. L’ho usato a piene mani, ho creato una quantità di blog e in ognuno di essi ho provato esperimenti di tutti i tipi. Infine mi sono allontanato dal senso profondo della scrittura.
E mi sono perso.

Negli ultimi due anni ho cercato di ricuperare pian piano i segni neri su bianco, ho ripreso me stesso e l’ho bloccato sulla mia scrittura profonda; è un lavoro improbo e mi ha dato un gran senso di colpa, forse alcuni errori non sono più riparabili, ho fatto danni a destra e a manca, non ho mai avuto reticenza a usare la parte più tagliente di me nei testi, è una specie di irresistibile follia…la sento anche ora mentre batto queste righe.
L’operazione consiste nel tornare alla scrittura dopo aver navigato per anni nelle discussioni e nelle polemiche, lasciare l’ipertesto al suo ambito e riempirlo di nuovo di testo vero e pieno. Dovrebbe chiamarsi letteratura e lo dico timidamente ma seriamente.Solo in quell’ambito potrò finalmente trovare pace e morirvi dentro.

Non riesco a cambiare finora, sono incapace di adeguamenti, non pratico compromessi, fondamentalmente ostico e estraneo alla quasi totalità delle mie frequentazioni virtuali.
Su questioni come finis vitae e relativa legge, dinamiche parlamentari, dinamiche politiche, ideologie di questo secolo trascorso, storia italiana, cattolicesimo e Vaticano, figure papali, teologia ed Evangeli, rapporti con l’Islam, fenomeno migratorio, Europa europeisti e UE, scuola e valori educativi, Magistratura e magistrati…ma soprattutto senso del tempo dell’uomo e delle sue radici etiche pronde, per tutti questi argomenti e altri ancora ho una posizione opposta e diversa dalla vostra ( o da quella che leggo sulle vostre pagine). Lascio da parte le questioni riguardanti nello specifico le dinamiche relazionali e comportamentali dei blog, ciò che io chiamo “galateo da rete”; qualcosa di talmente sciocco da non meritare attenzione ma che invece domina ferocemente i nostri rapporti. Capite bene dunque che le diversità intellettuali e d’opinione unite a questa scontrosità di base rendono Enzo rasi finito prima ancora di cominciare.

Qualcuno, superando il fastidio di aver a che fare con me, potrebbe chiedermi: perché non frequenti dunque esclusivamente i tuoi sodali? Invece di rompere le scatole con queste tue croniche lamentazioni perché non ti rapporti con persone uguali a te, con opinioni uguali, eliminando una volta per tutte il tuo è il nostro fastidio?

Non posso farlo. Non ci sono sodali per come li intendo io, solo frange di pensiero unico opposto a quello descritto prima ma con l’identico vizio di fondo: assoluta predominanza dell’ideologia vissuta come assioma che tutto esclude e corrompe.

La destra ha un colore diverso ma la stessa anima ignorante e arrogante della sinistra. In mezzo non c’è nulla. La logica in entrambi i casi è quella dei pacchetti tutto compreso, il menù alla carta non è previsto: per esempio ( ma è solo un esempio preso al volo) se hai opinioni di un certo tipo sul giudaismo DEVI per forza concordare con Alfatah o Hamas, oppure se sulla storia del fascismo la pensi in un certo modo conseguentemente devi gioire per piazzale Loreto o accettare come dovute le leggi razziali italiane del 1938. Potrei continuare all’infinito, non lo faccio.

Fin quando i miei testi raccontano di storie d’amore o di vita, di luoghi presenti nell’immaginario romantico di molti di voi, Del Sud come anima e stimolo letterario, riesco a sedermi al tavolo; ma non deve trapelare niente dell’humus culturale che mi porto dentro perchè esso è assolutamente politicamente SCORRETTO!

Sono un apolide, è chiaramente riportato sulla mia carta d’identità: senza una vera patria riconoscibile, dedito alla giustificazione della teoria “un colpo al cerchio e uno alla botte”, pericoloso, inaffidabile, insostenibile. Solitario.

Non mi piace, non mi piaccio ma la spiegazione del mio fallimento nella socializzazzione virtuale sta lì e non c’è altro da aggiungere.