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Archive for the ‘carta e penna’ Category

Un lettore

19 giugno 2017 Lascia un commento

Quando scrivo o leggo, le righe sono qualcosa di vivo e reale, sono un’avventura che ti attraversa e infine, come l’amore, le amicizie, i dolori e gli affetti, come ogni cosa ti logora e ti stanca. In realtà la colpa è mia perché vedo e immagino ciò che è scritto come inattaccabile, allo stesso modo in cui sogno e vorrei che fossero certi sentimenti: non toccati dalla miseria della vita che ci segue passo passo anche se, a ben vedere, è proprio tale condizione spesso ad essere il loro nutrimento. Voi non potete immaginare quanto siano luminosi i miei sogni ad occhi aperti: diventano una specie di oasi, un “porto franco”che mi difende da tutto e tutti. Nella mia stanchezza è la solitudine e, al tempo stesso, la necessità di difenderla perché resta l’unico modo di proteggere il mio diritto alla individualità. Complicato? Eccessivo? Di fatto sempre più spesso non mi riconosco, nemmeno nella comunicazione che tento di avere col resto del mondo; io so perfettamente che chi scrive ha un solo modo per sapere se ci sia altro al di là della sua visione : avere un lettore, un lettore che lo estragga dalla moltitudine della solitudine e renda concreta la sua individualità.

Porte socchiuse

16 giugno 2017 Lascia un commento

Due porte socchiuse, questo siamo.
Ma dietro le porte non si vede niente,
nebbia, solo nebbia, e pochi sprazzi di vita vera.
Ci siamo visti, sono venuto io a trovarti, non sopporto le cose stiracchiate e sospese.
Con te meno che con altri.
Per questo sono venuto ed è stata una delusione.
Anzi no una conferma di ciò che avevo intravisto giorni fa durante il mio lungo weekend del cavolo.
Lo sai cosa è successo Giulia? E’ successo che i dubbi e i gesti impacciati non sono più quelli di due che si desiderano ma hanno il pudore delle prime volte.
No, ora abbiamo solo la goffaggine di dover spiegare qualcosa che nemmeno conosciamo bene. Dopo 10 minuti di parole a vuoto, come va, che hai fatto, il gatto, gli amici il viaggetto, Che noia mortale!!!
Dopo, visto che non mi aiutavi, il coniglio dal cilindro l’ho tirato fuori io.
– Giulia volevo invitarti a cena da me stasera. Ma per dirti basta non è necessario aspettare ancora.
– Sì, Certo…
E così adesso vado via. E vado via davvero. Che bastardo che sono, penso.
E mi giro: stai affogando fra le lacrime.

Enzo e Giulia

13 giugno 2017 Commenti disabilitati

Giulia è ancora qui, non so come sia possibile ma lei è ancora qui: dovunque comunque io scriva lei passa, prima o poi, scruta in silenzio e va via.
Ho scritto trenta post su questa storia d’amore di quasi trentanni fa, non sembravo neppure io, scrivevo in trance. Capii dopo che scriverne era l’unico modo di farla restare con me. Di tanto in tanto. Almeno un po’
I post sono racchiusi QUI, tutti: quelli che pubblico adesso sono solo una parte ma dicono chiaramente che Giulia è presente… se vi fermate un attimo sentirete la porta che si chiude alle sue spalle. Mentre scende le scale.

Storia di ieri ma ci penso solo oggi in macchina –
Dovevo capire che il temporale era in arrivo, aveva già cominciato a piovere. Io ho fatto una cosa come un’altra: ho preso l’ombrello e mi sono detto – Fra un po’ spiove-
Sono uscito,
fatta la spesa,
il giornale,
quattro passi, l’idea di andare allo stadio ( giocano in casa),
casa mia, un primo e un secondo
e poi a cascata le solite minchiate che un uomo fa nel pomeriggio per riempire un vuoto che non vuole vedere.
Ci vediamo domani alle 10, perfetto.
Domani è domani, se chiudo gli occhi ti vedo benissimo, sento la tua pelle, mi guardo attorno e cammini dentro questa stanza. Buona sensazione Giulia, attraverso la porta rimasta aperta vedo una tua gonna lasciata sulla spalliera di una sedia: domani te la metti, ed io poi te la tolgo Giulia.
Sì certo faccio così e il pensiero vola via in fretta e arriva ad altre mete. Bellissime, come te, come noi, una goduria infinita.
Domenica sta svanendo in fretta e il tempo è un’opinione. Non è stata una bella giornata ieri. Avevo un’idea diversa, di quelle basate su niente: sono le migliori, spuntano così come un fungo dopo la pioggia e tu le guardi contento magari pensando che è merito tuo, di una tua ricerca; invece sei soltanto uno spettatore interessato.
In macchina sotto casa tua ho cambiato venti volte stazione alla radio, ho fumato due sigarette, col finestrino aperto però che poi ti lamenti sempre – c’è puzza di fumo qui!-
In macchina ho atteso il miracolo di vederti scendere le scale e godere del tuo passo da femmina sui tacchi che mi fa morire ogni volta. Sai che faccio Giulia? Faccio finta di essere un altro e di stare lì per caso, magari aspettando la nonna o la zia, e tu scendi le scale ed io mi dico – ma guarda che pezzu di fimmina ma chi sarà, devo conoscerla, devo inventarmi qualcosa… ma questa è una storia di ieri ed io devo pensare al domani.

Tecniche di allunaggio –
Sono trascorsi tre domani, mi sono sembrati tre secoli sciatti: questo è il quarto! Non telefono, non telefona:19 e 21 della sera: il gatto vuole uscire sul balcone io no.
Apro le imposte e lui va fuori, io mi lascio andare sul divano e penso,
cerco, una soluzione per la sera.
Arrivo massimo a programmazioni entro le ore 18 questa è la verità.
Rimettersi in forma,
analizzare,
scrollarsi di dosso l’apatia,
uccidere la noia minchia,
riprendersi la vita…ma vaffanculo!
Adesso esco tirato a lucido, vado in un locale, mi siedo ordino un drink e mi guardo intorno con l’aria di uno capitato per caso.
Sì, sì, poi assumo quello sguardo del tipo che nulla più lo tocca, figuriamoci una donna, ma che forse per un breve attimo… potrebbe regalarti un sorriso o una frase memorabile.
Lo sguardo da pesce lesso di alta qualità insomma.
Loro arriveranno attirate dalla mancanza del pene esibito, arriveranno sicuro e poi?
Poi inizia la recita, il sogno ludico ( ho le mie fonti lessicali) il brivido breve, intenso e bruciante.
Mezza parola, due mezze parole, un avverbio e un gesto con la mano: la guarderò negli occhi e mi dirò, in un centesimo di secondo, che gli occhi di una donna sono il portale per un’altra dimensione,
lo penserò con tanta privata intensità che a lei arriverà come un’incertezza sottile e vibrante e godrà dell’immaginario legame che si sta creando…. Madonna che emozione, che goduria, sono troppo forte, adesso faccio una strage……
anzi no, mi alzo, ragazza, mi alzo anche se sei una gran figa ed io sono solo, mi alzo ti carezzo con lo sguardo e me ne vado.
E’ meglio, la recita funziona così senza coiti veri, senza prove, senza relazioni più lunghe di un battito di ciglia: senza reali realtà che poi illanguidiscono e muoiono, la recita funziona solo se è una vera recita.
Sta squillando il cellulare, stronzo sta squillando da almeno mezzo minuto, rispondi invece di meditare sulle scemenze più inverosimili; agguanto il cellulare e premo il tasto verde con la convizione che sia Lucio, il mio vecchio amico che mi chiede come va e se voglio uscire. Certo che voglio uscire Lucio, esco e ci diamo una botta di vita.
– Pronto?
– Pronto Enzo, ciao …come stai
Chi è…. non può essere lei, e se invece fosse lei?
– Enzo? Ci sei ?
E’ il modo in cui pronuncia la esse che la rende inconfondibile, una esse che ti sega in due. – Giulia! Ciao…..silenzio….non puoi farmi una domanda così, troppo difficile e lungo. Una domanda di riserva? Dammi tempo.
Ride Giulia, ride mentre io sto morendo e questa non è una recita, ma Bonsai sta grattando i vetri delle imposte, anche lui vuole sapere il resto della telefonata.
– Giulia scusa apro i vetri al gatto…ecco… esci stasera e ti dico come sto. Se ci riesco-

Divano ore due –
– Andiamo a prenderci qualcosa?- Mi guardi pacata, quasi con compatimento
– No Enzo, saliamo a casa tua adesso.
Mi piace quando fai così, quando prendi a schiaffi il pudore e le apparenze e sei tu, profondamente e autonomamente tu. Mi piaci in ogni modo e lo hai capito subito… non è che te ne approfitti Eh? Saliamo su da me, apriamo la porta, carezzina al gatto e stillicidio di emozioni e desideri.
Poggiare gli indumenti,
sfiorare il tuo soprabito,
togliersi il maglione
e poi la cosa più difficile: giocare con l’imbarazzo dell’attesa mentre fuori fa definitivamente sera.
Facciamo l’amore e dentro l’amore troviamo una quantità enorme di sesso.
Ti tocco, mi tocchi, ti prendo mi sfuggi, ritorni mi fermo. Ti guardo mi guardi, entro e esco, il divano si è aperto verso il cielo noi ci anneghiamo dentro.
Facciamo l’amore Giulia e sospendiamo noi stessi col tempo annesso: non ci serve vedi? Sembra così inutile e accessorio. Siamo perfettamente soli col nostro piacere sinuoso assoluto e casa mia risuona di musica animale.
Dopo mentre ti tengo sfinito per mano il pensiero del nostro primo incontro mi folgora la mente: eri bellissima, simpatica e sensuale quella sera spargevi odore di sesso tutt’attorno; ti sedevi ed eri da capogiro , giravi la testa e facevi eccitare, accavallavi le gambe e ne avevi 4 o 5 davanti che dicevano le solite cazzate che dicono gli uomini in queste circostanze, le solite inascoltabili e ridicole cazzate.
IO NO, sono uno stratega io: analizzata in meno di 40 secondi la situazione ho stabilito che non dovevo cercarti palesemente.
Prima cosa attenzione ma non ossessione.
Seconda cosa sei la più bella di tutte ed io però ho un’ altro pensiero in testa.
Terza cosa devi convincermi con la testa che hai, il resto si vede e non mi basta.
Fantastico eh, peccato che ci sia riuscito solo quella volta Giulia. Lo stronzo di cui sopra ti volteggiava attorno assieme ad altri come un caccia che cerca la traiettoria giusta, lui sì che era uno spettacolo da teatro.
Battute, risatine, e ti porto da bere e ti parlo da vicino così da sfiorarti, e muovo le mani con eleganza affettata….sei mia donna diceva, è fatta sei fatta. Gioco chiuso.
GIOCO APERTO! Quella sera sei tornata a casa con me, gioco aperto e, incredibilmente, mi sono comportato con gradevole simpatia, nemmeno una parola fuori posto o un gesto di troppo; quando un attimo prima di entrare nel portone mi hai baciato sulla guancia e mi hai sorriso ero ormai finito.
Stasera è la stessa cosa ma non devo guardarti in viso: – Non durerà! – è la frase scritta dentro i tuoi occhi un attimo dopo il rush finale. Non è vero, non importa, ci siamo ci siamo stati, quell’amore è nostro, solo nostro Giulia, l’universo stanotte ci ha già portato via.

Non si vince mai –
Lo sentite questo silenzio? Uhm…è bellissimo. Alle 20 e 50 di settembre in Sicilia, davanti al golfo di Catania io mi godo fino all’ultima goccia questo silenzio prezioso. Mi piace sentire ronzare la testa, il vino bianco da 13 gradi mi ha dato la mazzata giusta e adesso sileeenzioooooooooooooooooo
Sennò non capisco più niente. Devo fermarmi e rigirarmi i vostri commenti e i vostri blog fra le dita: chissà se voi, soprattutto voi del nord lo fate mai. Chissà che minchia avete letto di questa parte d’Italia, cosa avete annusato o mangiato. Che idea avete di me, di quelli come me e del silenzio. Qualcuno mi ha detto che sono iperproduttivo, può darsi. Possono anche essere gli ultimi tiramenti di un blog che agonizza però.
Silenzio…c’è un pò di vento che sta passando fra le palme scampate al punteruolo rosso.
Forse ha ragione la Lega non si può comunicare con i terroni, porcaccia di una miseria. Incomunicabilità degna della Salerno- Reggio. Ma non posso non dire la mia verità, al punto in cui sono non servirebbe, e non mi salverebbe…nemmeno da questi fine settimana inutili.
Io guardo il cielo sopra di me e voglio aspettare che questa sera smaltata e sensuale si spenga e mi lasci il tempo di capire e giudicare. La mia vita dorme nell’altra stanza, qui si sente solo il ronzio del ventilatore di raffreddamento del Pc.
Silenzio, che meraviglia, così sembra tutto lontano.
Anche la rabbia politica e quella esistenziale. E’ il senso della vita che mi sfugge o forse non la so raccontare.? Domani mi impegnerò, domani quando questo silenzio imbarazzante sarà terminato.
Domani diamo la mazzata definitiva a questo blog perchè io ho questo problema, io ricordo tutto. Tutto.
Anche la tua espressione Giulia quando ci siamo salutati quel giorno.
Tutto scivola via dicono. Anche tu lo farai.
Uno si aspetta di essere salvato da una passione sincera, dall’onestà con cui l’ha vissuta, dal sogno ininterotto di averla accanto… Minchiate!!!! Sono i desideri che salvano, la spinta a passare oltre, la crudeltà del non ricordare; ma vedi bbedda questa è una storia d’amore, ne ha tutte le caratteristiche e, come tale, vive in quella perenne sospensione di futuro e di giudizio che le è propria.
Ho pensato molte volte in questi anni a possibili varianti, alle decine di “sliding doors” che potevano aprirsi se… Infine sai cosa resta Giulia? Restiamo noi. L’infinita bellezza che si insinua almeno una volta dentro la vita di ognuno di noi: hai ragione io non potevo salvarti, è stata la bellezza a salvare noi! Tu non sei scivolata via.
Quando ti ho abbracciato per l’ultima volta ero pronto a scriverti sulla bocca che non ci saremmo lasciati mai… sciocchezze vedi, ci siamo lasciati!
Ricordarsi è un altro affare, è un contratto con l’infinito sai.
Chiediamoci cosa saremmo diventati. Guarda, ho imparato a coniugare i verbi Giulia.
Io che perdevo la pazienza e uccidevo il mio carattere per ritrovarla.
Tu che entravi come una malattia inguaribile nel mio cuore. Giulia posso dirtelo? Sento ancora in fondo la tua musica…
Tra di noi poteva finire con una delle solite constatazioni amichevoli di incidente di percorso… ti ho amato,
è stato molto bello,
risentiamoci,
rivediamoci,
ricuciniamoci
riscopiamoci! Invece abbiamo davanti un luminoso futuro di ricordi.
Stai ricominciando Enzo! Vergognati!
Giulia, lo so con sicurezza assoluta, la mia solitudine adesso è perfetta, tutte le altre vite non bastano per dimenticarci…nemmeno io sono scivolato via.
Tre secondi fa ho pensato a Giulia e a quanto l’ho amata: non la cercherò, non la cerco più da anni, ma pensarla mi ha sistemato il cervello: adesso le carte si sono tutte rimescolate tranne la sua. Perchè lei bara e vince sempre. E adesso silenzio, questa storia è finita.
Inchino.

Freccia a destra, stop, più nulla da dire. Ventanni dopo
Ieri, in un tardo pomeriggio di una Catania svuotata e assente ho svoltato a destra per evitare il semaforo di viale V. Veneto.
Non avevo altri programmi in testa se non quello di “ridurmi” a casa assieme alla sera incipiente (però son bravo eh…certe minchiate mi vengono così naturali!).
Davanti al portone della casa di Giulia ci sono passato per inerzia. E sono rimasto fulminato lì davanti.
Una tomba mi è sembrata, un monumento al tempo che fu, ai sogni usurati…
un’idea potente e progressiva delle sue cosce vestite dalle calze che mi ha tagliato il respiro.
– Giulia vedi, sto scrivendo di te, di noi, e son passati secoli-
Ho chinato la testa, devo anche essermi fermato ma stavolta non c’era traffico e nessun rompicoglioni ha fatto pio per farmi camminare.
Dove vado? Non posso e non voglio dire altro, non è colpa tua se quest’uomo non è stato capace di ripigliarsi per intero la sua fetta di vita.
Come forse hai fatto tu.
Ma tu, tu eri un’altra cosa, una cosa che non si può scrivere, forse nemmeno amare, scopare sì ( è ridicolo) ma amare no.
Vederti andare via è stato lo spettacolo più maestoso della mia vita
Quando ho parcheggiato sotto casa, la sera era diventata presente e questo sipario si è chiuso.
– A chi passa non so come e perchè da questo blog dico che mi fa piacere ma qui non penso che scriverò più così.
Non sono un blogger io, io sono Enzo e lei era Giulia, qui sono rimaste le nostre vertigini. Nei prossimi post, nei prossimi anni scriverà un altro Enzo che conosceva il primo molto bene e non lo ha mai dimenticato-

DAS KAPITAL E L’ORTOGRAFIA

1 maggio 2017 Commenti disabilitati

All’età di 18 anni non avevo alcun dubbio: era il Capitale di Marx la vera strada e la vera novità in campo economico e sociale. Tra i due estremi liberalismo e marxismo aveva chiaramente scelto il secondo; a quell’età non ci sono mai mezze misure e anche ora è lo stesso. Tutto il territorio intermedio era territorio di conquista, inutile e vuoto, un terreno vastissimo e deserto da mettere a frutto con un’opera ferma di convincimento e, se necessario, di un buon numero di bastonate.
Semplice, lineare, doloroso sempre.

Ma noi eravamo eroi, vittime che si ribellavano a tutto e a tutti: non c’era tempo per analisi approfondite (soprattutto se potevano evidenziare qualche pecca o crepa nei nostri convincimenti). Quindi erano i soldi, l’economia a far girare il mondo, l’uomo era mosso esclusivamente dal denaro anche quando era convinto di possedere altri stimoli.

Il vecchio professore di italiano e storia tentava di raccontarci di re e dinastie, guerre e confini superati o interrotti: io al massimo ma in segreto potevo pensare a qualche figura femminile alla Elena di Troia per intenderci. In realtà la mia generazione era certa che si trattasse solo di palesi menzogne: si combatteva e si moriva per denaro o per le sue fonti. Anche gli ideali più alti e ampi si reggevano su quel presupposto, se volevi cambiare il mondo, se volevi liberare l’uomo dovevi agire sulle leve economiche delle società.

Non avevo nessun motivo reale per pensarla diversamente ma avevo un grosso difetto, leggevo Dostoevskij  “Io sono un sognatore, e ho vissuto talmente poco la vita reale che non posso ripetere nei sogni dei momenti come questi. Voi sarete nei miei sogni, per tutta la notte, tutta la settimana, tutto l’anno”(Dostoevskij – Le notti bianche) ...e lì il denaro contava meno!

A ventanni la mia fede marxista aveva subito un duro colpo proprio nell’ambiente che frequentavo: c’entrava una ragazza (c’entrano sempre) e la sua vagina ideologicamente avanzata; da quella ero poi passato ad una revisione critica delle posizioni politiche del movimento. Insomma non ero più un fervente e cieco compagno ma quella prima idea sul Capitale di Marx era ancora profondamente valida per me: i soldi c’entrano sempre… le donne pure.

E’ impossibile spiegare seriamente dove va a spiaggiarsi la mente e la fede di un uomo come me, ci sono troppe rotte e nessuna di esse domina le altre per un tempo sufficientemente lungo. Probabilmente una parte di colpa l’aveva avuta Dylan Una poesia è una persona nuda.” perché io con la poesia non ho scherzato mai, ma c’erano pesanti responsabilità anche nella cultura in senso lato: già allora credevo alla mancanza di veri confini per la mente e il sapere. Nelle assemblee di allora come nei blog di oggi ho sempre pensato che tutti i campi dello scibile umano siano degni e importanti, dalla teologia alla fisica, dalla matematica alla giurisprudenza, dalla storia alla sociologia ma al fondo di tutto restiamo esseri umani, schifosissimi e bellissimi esseri umani.

Non scriviamo solo perché ci piace o ci conviene, non lottiamo solo perché ci ha convinto qualcuno/a, non agiamo sempre e comunque secondo l’assioma stampato nel 1867, ci hanno ingannato anche in quel caso, c’è dell’altro. C’è la poesia,la bellezza, il romanticismo, l’amore e il senso di vuoto davanti ad una ragazza nuda e fremente, le cose che ci tengono in vita sono queste. Più nascoste, apparentemente più banali e scontate, ma che lavorano continuamente su un piano che non troveremo mai né su un testo di Bentham né su uno di Engels.

Sono trascorsi tanti anni e l’unica cosa che riesco a organizzare nella mia mente è la rivincita della poesia umana sul falso lirismo dei conti e delle cifre; questa dicotomia esiste è innegabile quanto l’opera di lavaggio mentale effettuata sui nostri convincimenti. Ci sarà sempre un mercato più esteso del nostro mercatino rionale che detterà i prezzi e le scelte economiche al nostro posto: mandarlo a quel paese è un atto politico o di poesia? Pretendere di organizzare la nostra convivenza secondo i dettati contrari all’attuale macelleria sociale è gesto politico oppure etico?

Fregarsene delle necessità dei mercati globali e tornare alle nostre dimensioni vere è la vera rivoluzione: se una cosa ho imparato in quegli anni lontani e su quei libroni ammuffiti è che non c’ènulla che si muove se non spinto dall’idea che non siamo fatti solo di numeri e etichette ma impastati da un’ortografia artigianale e “sconveniente”. L’unica con cui possiamo scrivere.