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Archive for the ‘carta e penna’ Category

La mia responsabilità

7 agosto 2017 Lascia un commento

Di tutte le cose che leggete sono io e soltanto io l’artefice,
io solo il responsabile morale e materiale…
ma il vento di scirocco ha bruciato i resti di vecchie consuetudini
e ne ha spento l’esigenza. Così è e sempre sarà.

Categorie:carta e penna

Il vuoto e la terapia

26 luglio 2017 Lascia un commento

Trovare qualcosa per riempire il vuoto che riapriva scenari così lontani
da non considerarli più personali,
ecco cosa doveva fare assolutamente. Il vuoto si allargava
e lui lo guardava immobile.
Scrivere! Scrivere era la terapia giusta: lo aveva pensato quasi per sbaglio,
non ci credeva fino in fondo.
Scriveva da sempre senza pensarci, come un gesto fisiologico, solo un aspetto dell’omeostasi più vasta che governava la sua vita.

Categorie:carta e penna

La mia parte di luce

24 luglio 2017 Lascia un commento

Nessuno riuscirà a immiserire queste pagine e il loro autore,
non perchè egli meriti più degli altri
ma solo perchè custodisce la propria piccola parte di luce che altri hanno buttato via.
Se scrivo vi amo, se vi rispondo cambio le note in cacofonia,
se vi leggo cresciamo, se accetto il confronto ci sviliamo tutti.

Dedicato a Adamo di compagnia

21 luglio 2017 Lascia un commento

Scrivere ha mutato abito, il mezzo travisato è un tasto immemore del fluido e della carta. Colloquiale non ha spazi, smarriti senza alcuna propinquità nemmeno trasversale all’incipit cartaceo: perdersi esulta infine anelando a nuova monade, nemmeno Leibniz avrebbe osato tanto. Eppure la molteplicità resiste inversa ai ritmi decisivi di una nuova comprensione, soma dormiente di alterità non condivise perché non condivisibili. Eccepire adegua, insegna, scompone in soluzioni immaginarie ( cit), stupisce ma non lascia traccia questa metafisica occulta. Cercare nuove misure aborrendo per vezzo le antiche contraddice la nescienza oblata di coscienza di sé e una nuova serie di pratiche apotropaiche appollaiate sul dorso del lettore smarriscono l’orizzonte previsto e mai arrivato. Infine un breve suono dallo spazio interno chiude l’ora di ricreazione: alla prossima lezione di autoreferenzialità.

Il blogger in questione è una scoperta di Marta: ne ha fatto un post che ha in coda una ottantina di commenti. Il post scritto da me come incipit, fuori dalle logiche che presiedono questo mio spazio, è un commento ma anche una critica feroce per dimostrare che basta una conoscenza universitaria di buon livello in lettere, un buon liceo alle spalle ( il mio risale agli anni 60) e una certa confidenza nella scrittura per buttare giù in mezzora un nuovo corriere dello spirito. Però mi dispiace perchè Adamo se svolgesse la sua produzione con animo diverso forse potrebbe volare molto più in alto.
La scrittura nasce dall’immaginazione di sè nel mondo, inizialmente è esigenza intima e personale ma credo che nessuno poi abbia rinunciato alla comunicazione della propria esistenza intellettuale. Scrivere è un atto di fede verso il mondo, puntualmente disatteso. Solo ad un blogger che non comunica la propria esistenza e chiude qualsiasi interloquio posso credere che scriva per se stesso, astenendomi da qualsiasi giudizio.
L’analisi arriva solo a chi si espone, l’opinione nasce solo da chi si esprime pubblicamente ed è lì il cuore del problema: non comunicare facendo finta di farlo. Utilizzare il corpus scientiae acquisito come arma contundente, travalicare a bella posta i confini della coprensione ( anche quella di elevato spessore) per dirsi esistenti nonostante il resto. Si chiama accademia e resta vacua anche se espressa in termini di assoluto valore, inaridisce nel chiuso della propria stanza pensante, anche noi orpelli esterni e plaudenti faremo la stessa fine. Ciao Adamo.

Da quando sei andata via

10 luglio 2017 Lascia un commento

Scendo. Chiudo e mi incammino.
Piove ma sono sudato e vado in fretta, voglio bruciare il tempo adesso perché da quando sei andata via non esisto più- il mondo e’ grigio il mondo e’ blu. Nella hall non ti vedo, rallento no, non ci sei.
Viaggio a vuoto. Giulia non c’era e non mi aspettava, non ho potuto fare la parte dell’uomo intelligente che capisce, apre prospettive, costruisce un rapporto e sa sorridere degli inciampi.
L’ira funesta dei profughi afgani che dal confine si spostarono nell’Iran. Il mondo e’ grigio il mondo e’ blu Cuccurucucuu’ Paloma ahi ahiahiahiahi cantava. Lady Madonna (I can try) with a little help from my friends. Goodbye Ruby Tuesday come on baby let’s twist again. Once upon a time you dressed so fine, Mary like just a woman, like a Rolling Stone.
Da quando sei andata via non esisto piu’.

Categorie:carta e penna, Eroticus

Un lettore

7 luglio 2017 Lascia un commento

Sempre più spesso non mi riconosco, nemmeno nella comunicazione che tento di avere col resto del mondo; io so perfettamente che chi scrive ha un solo modo per sapere se ci sia altro al di là della sua visione : avere un lettore un lettore che lo estragga dalla moltitudine della solitudine e  renda concreta la sua individualità

Categorie:carta e penna

Un lettore

19 giugno 2017 Lascia un commento

Quando scrivo o leggo, le righe sono qualcosa di vivo e reale, sono un’avventura che ti attraversa e infine, come l’amore, le amicizie, i dolori e gli affetti, come ogni cosa ti logora e ti stanca. In realtà la colpa è mia perché vedo e immagino ciò che è scritto come inattaccabile, allo stesso modo in cui sogno e vorrei che fossero certi sentimenti: non toccati dalla miseria della vita che ci segue passo passo anche se, a ben vedere, è proprio tale condizione spesso ad essere il loro nutrimento. Voi non potete immaginare quanto siano luminosi i miei sogni ad occhi aperti: diventano una specie di oasi, un “porto franco”che mi difende da tutto e tutti. Nella mia stanchezza è la solitudine e, al tempo stesso, la necessità di difenderla perché resta l’unico modo di proteggere il mio diritto alla individualità. Complicato? Eccessivo? Di fatto sempre più spesso non mi riconosco, nemmeno nella comunicazione che tento di avere col resto del mondo; io so perfettamente che chi scrive ha un solo modo per sapere se ci sia altro al di là della sua visione : avere un lettore, un lettore che lo estragga dalla moltitudine della solitudine e renda concreta la sua individualità.