Porte socchiuse

Due porte socchiuse, questo siamo.
Ma dietro le porte non si vede niente,
nebbia, solo nebbia, e pochi sprazzi di vita vera.
Ci siamo visti, sono venuto io a trovarti, non sopporto le cose stiracchiate e sospese.
Con te meno che con altri.
Per questo sono venuto ed è stata una delusione.
Anzi no una conferma di ciò che avevo intravisto giorni fa durante il mio lungo weekend del cavolo.
Lo sai cosa è successo Giulia? E’ successo che i dubbi e i gesti impacciati non sono più quelli di due che si desiderano ma hanno il pudore delle prime volte.
No, ora abbiamo solo la goffaggine di dover spiegare qualcosa che nemmeno conosciamo bene. Dopo 10 minuti di parole a vuoto, come va, che hai fatto, il gatto, gli amici il viaggetto, Che noia mortale!!!
Dopo, visto che non mi aiutavi, il coniglio dal cilindro l’ho tirato fuori io.
– Giulia volevo invitarti a cena da me stasera. Ma per dirti basta non è necessario aspettare ancora.
– Sì, Certo…
E così adesso vado via. E vado via davvero. Che bastardo che sono, penso.
E mi giro: stai affogando fra le lacrime.

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