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La scuola di Atene

“Ma vorrà poi Gorgia discutere con noi? Perché io vorrei sapere da lui quale è la virtù propria di quest’arte che egli professa e insegna e in che cosa precisamente consista”.

Tra usare questo tipo di spazi ed abusarne il tratto è breve, stuprarli può essere alla fine la logica conseguenza. La parola di tutti noi è la nostra padrona: esiste un luogo in cui la parola influenza e modella le nostre sfere affettive e relazionali ed è questo. Io non voglio convincere nessuno poiché sono certo di aver ragione. Voi piuttosto vi siete persuasi del contrario, vi ha ingannato la distrazione e qualche virgola saltata nella sintassi che comunente usiamo.

Non ha importanza per chi mi ascolta che io affermi la verità è più utile e in fondo soddisfacente che io lo convinca di esserne il latore, questo è l’antico assioma da sempre presente nelle pieghe della comunicazione. Sui blog o su un giornale, in un salotto o in aula parlamentare esercitiamo retorica ma senza sofismi e quindi senza cultura e questo è il motivo profondo delle nostre cadute dei nostri anonimati vergognosi e del nostro smarrimento diffuso. Abbiamo dimenticato l’arte di ascoltare, l’acuzie del particolare, quello che ci è restata è la paura di pensare. Abbiamo molte buone scuse: la mancanza di armonia e la disabitudine all’immortalità dello spirito, così che oggi ascoltare e valutare meglio l’enorme mole di informazioni che ci circonda pare un esercizio impossibile.

Il contatto con la crudeltà di tre affermazioni come queste potrebbe schiantarci o farci morire di noia. Non potremmo più battere una riga dopo aver creduto che 1) l’essere non è; 2) se anche fosse, non sarebbe conoscibile; 3) se anche fosse conoscibile, tale conoscenza non sarebbe comunicabile.

In pratica la negazione di un blog comunemente inteso perchè non è possibile comunicare tramite il linguaggio ciò che è. Il linguaggio non ha nulla a che fare con la verità, non è possibile dire ad altri come realmente stiano le cose. Bisogna aprire uno spiraglio, una chiave segreta che non abbiamo mai calcolato: il sofisma per giocare con le regole dell’assurdo.

Non ce ne accorgeremmo subito ma dopo un po’ di tempo cammineremmo sulle stesse strade degli eleatici o diventeremmo precursori inconsapevoli del nihlismo, è un gioco affascinante, abbiamo mutato nome e tempo e siamo diventati Gorgia da Lentini. Tutte le nostre proposizioni possono essere ribaltate attraverso l’arma della parola, abbiamo tra le mani una forza irresistibile alla pari del destino dei tragici o delle divinità: la parola può tutto.

Resta incomprensibile come invece per noi blogger sia diverso… pensiamo cose che non esistono e ne scriviamo: ciò significa che il pensato non è in relazione con l’essere e, per converso, che l’essere non è in relazione col pensato. Ma dubito che molti di noi abbiano mai riflettuto su questo. A noi basta credere ciecamente ai nostri sensi credendo che essi possano interferire l’un l’altro e che nulla possa smentirli; quando confrontiamo tale mediocrità col pensiero entriamo in corto circuito perché riusciamo a pensare a cose che in realtà non esistono.

Resta soltanto la cruda verità dell’impossibilità di comunicare. Bene chiudiamo i blog, non è un’idea malvagia visto il nulla che ci circonda. Io per primo l’ho già fatto alcune volte ma rifiutando una filosofia così negativa e pessimistica ho aperto le porte di queste stanze. Preferisco pensare di essere onnipotente, che la mia essenza, in assenza dell’essere scontato e visibile, sia illimitata.

E volo via leggerissimo e immanente, argomento ciò che più mi piace e ne ottengo risultati in base alle mie capacità retoriche: l’essere cui attenersi non c’è, sono libero anche da sensi di colpa e d’inganno. Nessuna verità assoluta e davanti a me l’immenso spazio del relativo. Qui sono a casa mia, nella mia isola: in Sicilia il sembrare vero conta più dell’essere vero e c’è gente che su questo ha vinto un nobel per la letteratura cambiando il teatro del novecento. Io faccio molto meno, guardo il mare. Dall’altra parte ci sarà pur qualcuno che fa la stessa cosa.

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Categorie:Assoluti relativi
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