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Periferie, le scie delle comete

periferia milanese 1959E’ una moviola all’indietro questa foto: (1959): io sono il più elegante di tutti.

Ornella 2 anni dopo quell’immagine aveva un seno meraviglioso e non poteva continuare a far la scema con dei ragazzini; si prese un fidanzato e poi altri. Nel 68 sposò un meccanico di Mantova, ce lo presentò, bevemmo un paio di gazose, ridemmo e sparì dicendo ” ci vediamo quest’estate”. Lei aveva 19 anni.

Il padre di Wanda, metalmeccanico, si trasferì a Torino nel 60 con tutta la famiglia e chi si è visto si è visto; la ragazza tra l’altro aveva una comunicativa da pesce lesso surgelato…nessuno si accorse della sua assenza. Gigi rafforzò il suo primato come capo e i nostri pomeriggi assieme sembravano non dover mai finire. Lui era più grande e più grosso di me, io sapevo più cose e questo lo faceva arrabbiare moltissimo: io gli invidiavo la sua cultura “motoristica” (il padre faceva il meccanico) e la possibilità di fregare ogni tanto la Gilera che stava in officina. Il dramma avvenne il giorno in cui lo convinsi a farmi fare un giro: cademmo, lui scassò la moto e io fratturai il braccio malamente. I rispettivi padri se le cantarono sul muso e la nostra amicizia, pian piano, cominciò a scemare. Nel 1963 ci si vedeva solo il sabato al cinema, nel 64 lo salutai mentre pomiciava ai giardinetti con una ragazza… mi salutò a stento e mi fece capire di squagliare. Sparii, per sempre.

Luca era macilento ma rideva sempre; finì a stento le medie e mentre io mi iscrivevo al primo ginnasio venne una sera di ottobre per ridarmi un centinaio di figurine Panini che erano mie e che gli avevo “prestato” un anno prima. Suo padre era calabrese e lavorava poco, scendeva a Roma da suo fratello a cercare fortuna… “andrà bene, son sicuro. Ah, senti ti ho scritto qui l’indirizzo nuovo, ci scriviamo dai.” E ci scrivemmo, di tanto in tanto, le lettere erano qualcosa d’incredibile. Io ero già così e per lui il congiuntivo era un calciatore dell’Uruguay, io avevo un sacco di dubbi e lui lavorava con suo padre, per i dubbi non aveva tempo…a volte si capiva che non sapeva che scrivermi e che era imbarazzato ed ero io a rigirare la frittata, a dargli la spinta. La corrispondenza terminò del tutto nel 1966, di Luca non so più nulla da 42 anni.

Enzo è qui dietro i tasti, una laurea in medicina e un’altra vita 2000 chilometri più a sud. A chi mi chiede e si chiede se ho mai la tentazione di rivedere certe moviole, se ne valga la pena non posso dare una risposta sicura, il tempo ci trasfigura e le lunghe assenze sono un colpo al cuore: una mano regala piacere e commozione, l’altra ci sega via una fetta di vita e di illusioni.

Tiziana l’ho rivista l’ultima volta nel 1976…e mi sarei ucciso! 20 chili in più e i suoi meravigliosi occhi viola sepolti da un oceano di trucco e di trucchi.

– Non mi baceresti più, vero?-

La baciai e lei pianse. Parlammo della mia nuova vita a Palermo e della sua a Milano piena di lutti e di droga. Avevamo un’amica in comune, una compagna di classe del liceo. Fu lei a dirmi che Tiziana era morta di overdose al parco Lambro 2 anni dopo. Ci sto male ancora adesso, parlarne o scriverne è un tale dolore che mi chiedo se non sarebbe stato meglio e più dolce interrrompere la mia ricerca 28 anni fa.

Del mondo adagiato in pianura mi sono rimasti Anna che fa l’imprenditrice a Rho, Ambrogio sacerdote e consulente dell’arcivescovo di Milano, Irene che è una madre di famiglia sposata a un salumiere di viale Monza, Walter che fra poco va in pensione ed è professore di greco e latino in un liceo. A Firenze c’è Sandro: 30 anni di amicizia vera e disillusioni controllate. Lui meriterebbe un racconto a parte…chissà forse un giorno, se le donne ne lasciano qualche pezzo intero. E’ anche l’unico che potrebbe intervenire qui…ma non credo lo farà mai. E’ un bel tipo Sandro, una bella persona.

Gli altri amici che, come me hanno, la fortuna di risiedere oltre lo stretto, godono di consuetudini che annullano i “colpi al cuore” prima descritti. Da fuori sembriamo solo più o meno i nvecchiati.

Siamo altro?

Vito direbbe : “Mah”.

Palma sarebbe sicura che sì, c’è dell’altro.

Cinzia direbbe che siamo fermi come scemi a 20 anni.

Io dico che siamo scie di comete…una traccia la lasciamo sempre in questo cielo. Spero ce ne sia un altro, un altro dove Tizzy sia ancora disposta a baciarmi e a insegnarmi a scrivere. Chi può dire cosa siamo veramente, quanto sia rimasto dei nostri cuori, delle nostre sorprese? Questo viaggio non vi darà nessuna certezza… la vita in fondo è una magia.

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