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Pasqua a casa Professa

15 aprile 2017

Poi scrissi scendendo a patti con tutte le illusioni…

Fosse per me sarei ancora con fogli di carta e una penna in mano: nessuna tastiera e nessuno schermo se non il riflesso dei miei occhiali. Starei ancora in attesa di un’idea masticando pensieri un rigo dopo l’altro, con pigrizia, immaginando la vita come non è quasi mai e guardandola con lieta cupidigia quando ti passa accanto e ti lascia attonito davanti a tanta bellezza.
Fosse per me sarei rimasto in questa città a metà strada fra l’Africa e L’Europa a domandarmi da che parte stare in un gioco sottile mai risolto. In fondo non mi dispiace camminare tra chiese barocche e cupole arabe, uno come me difficilmente troverà un posto fisso dove stare e digerire tutti i compromessi necessari per dire “ Qui mi va bene”.
Pasqua a Casa Professa in un delirio di volute, marmi a mosaico e finestre a vetri colorati: i santi e gli angeli mi guardano immobili con fredda cortesia, certi dubbi passati sono stati mal digeriti. Però mi domando: ma come si può vivere senza un dubbio, una contrapposizione, un’ombra? Come fai ad amare il sole se non dopo un corridoio oscuro?
“Buongiorno…scusi, ma lei non è il figlio del professore?” L’uomo che mi ha fermato con garbo è anziano, magro come una canna, adesso mi sta di fronte tenendosi il bordo del cappello per non farlo volare via. Ci scrutiamo quel tanto che basta, poi gli tendo la mano: “Cavaliere, è una vera sorpresa…si sono io, sono Enzo- ci sono due incontri contemporanei, due piani di ascolto e dialogo- Lei qui? Ma non abita in via Dante?”
-Si ancora lì, sempre nello stesso palazzo…è che ogni tanto mi piace camminare.
Non gli dirò le fesserie di rito, abbiamo poco tempo per sprecarlo in frasi fatte.
– Cavaliere una volta mi dava del tu…
Ride con gli occhi, ammicca e guarda in alto.
– Sì, li ho tutti bianchi anch’io. E’ per questo che mi onora del lei, per farmi intendere che adesso faccio parte del circolo riservato? Ci stringiamo la mano con tranquilla energia promettendoci una decina di cose che certamente non faremo; d’altronde le poche che contano ce le siamo dette coi gesti e gli sguardi. Quelli sono molto più seri e sinceri, questi qua sono solo gli ambasciatori formali, gli indispensabili anfitrioni di un incontro. In Sicilia è quasi sempre così.
I cannoli sono squisiti e freschissimi: li passo in rassegna nella pasticceria affollata e penso che questo posto sarebbe un buon palcoscenico per la commedia che si recita a soggetto tutti i giorni.
Quando esco dal negozio i profumi mi inseguono per un buon tratto, fino al viale, quasi volessero impedirmi di pensare.
Fosse per me avrei chiuso i contatti con la mia testa da molto tempo e avrei dato l’esclusiva ai sentimenti e alle emozioni. Ma il professore mi ha fatto studiare, d’accordo con mia madre, ed è per questo che non riesco a godermi un cannolo in modo acritico, una persona solo per ciò che è, una donna solo per come si muove, me stesso senza orpelli né parole. Sempre questa minchia di metafisica tra i piedi !
Anna deve aver chiacchierato spesso ed io devo avergli pure risposto, solo che adesso la risposta deve essere stata sbagliata.
– Non mi hai ascoltato, vero? Ma dove te ne vai? Sempre il solito: tu in giro per i fatti tuoi e io qui ad aspettarti come una scema.
Ride, per fortuna, oggi me la sono cavata. Poi si vedrà. Viale della Libertà è attraversato da una brezza leggera, gli alberi sono ancora spogli.
Fosse per me sarei rimasto qui a far finta di aspettare la conclusione di un amore: sarei invecchiato con alcuni fogli di carta e una penna in mano .Avrei scritto lì sopra la gioia leggera e vanesia che mi dà essere vivo da queste parti.

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