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Il 25 Aprile

25 aprile 2017 Commenti disabilitati

Esistono molte storie, in genere scegliamo quella che ci fa più comodo in quel momento ma esiste anche l’eventualità, fondata sul motto latino “vae victis” che si scelga la storia parziale di chi la partita di quel particolare periodo l’ha vinta.
Non c’è cosa più fisiologica per i finti storici che plasmare a proprio uso e consumo alcune storie, sfrondarle da certi particolari e rimetterle in circolazione come dimostrazione inoppugnabile della etica superiore da cui hanno tratto origine. Se in aggiunta a questo gli eventi possiedono quel tanto di drammaticità e crudeltà da farli apparire ripugnanti il gioco è fatto.

Gli anni tra il 43 e il 46 sono stati la base ideologica su cui costruire la Repubblica, questa Repubblica: la storia che la sottende è quella dei vincitori e non può che annullare tutte le altre ragioni anche quelle più serie; è la stessa logica su cui si costruì l’unità d’Italia nel 1860, stessi personaggi, stessa politica, identica arroganza mentale, uguale cecità ideologica. Entrambe lezioni di storia inaffidabili.

Può una giornata di festa importante essere sbiadita? Sì è possibile. Leggo i giornali, guardo la Tv e penso. Penso molto ma in modo confuso e incongruo, praticamente inutile. Penso ad altro per non pensare ai casi miei in modo ossessivo, non mi serve e non mi aiuta. Ma la giornata è quella che porta un nome luminoso: liberazione.

Sono nato sette anni dopo Piazzale Loreto e abitavo a Milano, per me bambino c’erano solo i partigiani e la resistenza, c’era solo questa fetta di pianura con le sue città. Il mio mondo finiva al Mugello.
Da ragazzo c’erano sempre i partigiani ( un po’ imbiancati) ma si era aggiunta la lotta di classe e i movimenti studenteschi. Mi raccontarono in modo credibile che le due battaglie fossero figlie della stessa madre e che entrambe conducessero idealmente ad una società più giusta, più libera e più felice. Ogni anno e ad ogni commemorazione ci si allontanava da un periodo nero ( in tutti i sensi), ma non capivo perché tale sensazione di felicità sociale non fosse permessa ad alcuni che pure non erano vestiti di nero.

Capivo soltanto che la commemorazione era appannaggio esclusivo di una parte e che tutte le altre le fossero debitrici di qualcosa. Alcune non dovevano mettere nemmeno il naso fuori in quei giorni. Non riuscivo a comprendere una ghettizzazione così netta, non avevo la percezione di fantasmi così forti attorno a me, tutto ciò che era stato era finito con una scarica di mitra davanti al cancello di una villa nel comasco!

Allora, mi chiedevo ai miei tredici anni, perché questa ostilità, questa sottile paura come se non fosse veramente finito tutto e i mostri del passato potessero tornare a passeggiare tra le vie del centro?
Ricordo quando scoprii con sorpresa che c’erano ancora i fascisti, o almeno i presunti tali. Non erano solo quelli che stazionavano in piazza S. Babila e nemmeno solo quelli che vegetavano nell’unico partito fuori dall’arco costituzionale. C’erano fascisti nascosti ovunque, persino dai vicini di casa, persino tra i miei insegnanti di liceo. Li guardavo con incredulità, non avevano a mio parere nessuna caratteristica che potesse assimilarli a un gerarca o un repubblichino, non vedevo nessun squadrista eppure i compagni del Fgci me li additavano con fiero cipiglio ad ogni assemblea studentesca. Non cerano dubbi e soprattutto questi non erano rivelabili.

La resistenza era stata e adesso doveva essere dovunque dalle mie parti, come si faceva a ipotizzare che potesse essere diversamente altrove? Le vicende degli anni tra l’inverno del 1944 e la primavera del 1945 erano piene di fatti tremendi e sanguinosi, di drappelli nazi che entravano, prendevano e fucilavano tutti, donne vecchi e bambini compresi. Ogni storia aveva il suo giovane eroe o eroina che scriveva l’ultima lettera ad amici e genitori prima di essere trucidati l’indomani mattina all’alba da mano fascista. Il gelo e lo schifo mi entravano nelle vene, il sangue montava alla testa. Una situazione perfetta in cui scegliere il bene dal male, l’iniquo dal giusto in assoluto, il male stava solo da una parte, ogni gesto ogni racconta lo mostrava senza ombra di dubbio.

Non c’era altra storia non esisteva un’altra Italia e nessuno dei miei coetanei si domandò mai come fosse possibile essere arrivati a piazzale Loreto dopo ventanni di regime, come fosse possibile credere a una Nazione triste, oppressa senza storia ne onore, quaranta milioni di antifascisti liberatesi in sei giorni da una dittatura non condivisa!

Io ero pronto a prender su il fucile per combattere contro i porci che occupavano l’Italia. Ero prontissimo. Avevo diciassette anni.
Il 23 aprile del 1969 scoprii l’altra faccia della medaglia, capii quel giorno chi portava veramente i regali a Natale, lo capii male e mi feci male. I compagni erano i fascisti (niente scandali per favore) avevano in mano il potere di condizionarti con un’intimidazione continua, il metodo del pensiero unico fascista, dell’unica idea disponibile dell’unica storia credibile era il loro perchè con i compagni non discuti, appoggi, non poni alternative, non sei degno di vivere fuori dalle loro posizioni. Le opinioni diverse sono revisionismo e la storia serve solo ai fini della vittoria finale. – –
– Enzo ci hai rotto i coglioni con queste domande! Enzo che cazzo te ne frega di Reggio Emilia! l’8 settembre a fianco degli alleati e non dire cazzate. I morti solo da una parte, dall’altra maiali schifosi –
Me lo ricordo bene il signor Pasini e i suoi amici. ” Sentite io voglio solo capire, non c’ero ed ho solo i racconti e i libri di storia per capire. ”
” Ragazzo c’è poco da capire! Abbiamo combattuto per liberare l’Italia dai fascisti, siamo morti e fucilati donne e uomini. Alla fine li abbiamo appesi e abbiamo vinto. SE NECESSARIO LO RIFAREMMO DI NUOVO. Vai a chiarirti le idee davanti ad un monumento ai caduti e se parli ancora di guerra civile sono cazzi tuoi, capito stronzetto?”

Fu un incubo terribile, si erano cambiati, trasfigurati, avevano gli occhi iniettati di sangue, e mi avrebbero pestato, cazzo se mi avrebbero pestato. Spingevo sui pedali della bici come un disperato. Io sono sempre stato un alieno ovunque, mi insospettisco se vedo troppa gente sullo stesso carro. In genere giro da solo. Adesso sono passati degli anni, molti anni e so per certo che le cose non stanno nè come dice la Celebrazione nè come dicono i Camerati. La verità NON STA NEMMENO IN MEZZO perché semplicemente non c’è o non è unica, forse tra un secolo potremo guardare quella Italia in modo meno polemico, con meno assiomi scontati nella testa.

Finora l’aria malsana di una guerra civile schifosa e crudele continua a agitare le fronde degli alberi della nostra vita. Non commentatemi chiedendomi dove sta la verità, non scrivetemi inchiodandomi come quarantenni fa alla croce del “fascista”!!! Che ne so io della assoluta verità? Io leggo la storia, anche quella dei vinti. Voi che avete molte risposte lo sapete, che avete quei bei blog pieni di ideali sicuri e che i buoni di qua i cattivi di là. Ho visto blog col segno sul muro come ai tempi del Fuhrer: questo è un blog comunista, questo è di destra. con quelli non ci parlo, con gli altri non c’è dialogo. Io sono laico, io no, io sono nel giusto voi invece siete stronzi.

Da alieno oggi che sono solo e non ho una misura mutuata dal branco che potrebbe proteggermi, oggi che i venti anni e i compagni del movimento sono trapassati, oggi che sembra tutto un altro pianeta, dico che
– L’Italia fu sconfitta nel 1945. Lo dimostrano le condizioni imposte dai vincitori, i debiti di guerra, la perdita di terre italiane.
– Non potrà mai unire la celebrazione di una sconfitta che ha visto alcuni italiani combattere contro altri italiani, ambedue al seguito di eserciti stranieri.
– Gli italiani di concreto fecero ben poco. Senza le Forze Anglo Americane non vi sarebbe stata alcuna “resistenza” (che infatti cominciò solo all’indomani dell’8 settembre) e il “contributo” militare alla vittoria Alleata fu totalmente privo di consistenza.

Gli ideali sono una cosa la realtà un’altra. Siamo sempre stati dei furboni che tentano di ingigantire i propri meriti. Si vive e si muore e c’è sempre una parte “sbagliata” e la guerra civile c’è stata, cazzo, signor Pasini. Il 25 aprile non unifica purtroppo, ho la nausea, non venitemi a dire che l’argomento resistenza non sia intoccabile: ancora scotta e fa male. Guardiamoci in faccia e così potete fare click dove sapete e chiudere il contatto: alla favola manichea delle due italie, una tutta buona e l’altra tutta schifosa e cattiva non ci credo, non esiste periodo storico con divisioni cosi nette, non in Italia che di divisioni è storicamente l’antesignana.

La nostra democrazia ha visto un’alba insanguinata da una guerra civile che ha lasciato in terra migliaia di morti anche a nei dodici mesi seguenti il 25 aprile: informatevi prego ma se lo fate su Repubblica o nei circoli di rifondazione comunista è meglio che lasciate perdere. Stesso discorso se andate su siti di Forza Nuova o similari. Dovete ragionare con la vostra testa e con onestà intellettuale, poi potete continuare a pensarla come prima e mandarmi affanculo ma io sono certo di avervi reso un buon servizio.

E’ vero c’è il revisionismo e a qualcuno può far comodo ( vedi shoah ma lì i fatti son troppo grossi e più che revisionismo è solo stronzismo di scarsa qualità), ma c’è anche il negazionismo che oggi ancora in Italia impedisce di sfatare i tabù di una storiografia che fa semplicemente ridere. Beh io mi sono stancato di ridere e voglio vederci chiaro: io non nego la resistenza, dico che non fu quella a sconfiggere le armate tedesche. Io non nego i valori di libertà espressi da alcuni protagonisti della resistenza partigiana, non nego il sangue che essi hanno versato per la loro causa; io dico che fra i partigiani circolarono per lungo tempo fior di criminali.

Io sono certo che tra i cosiddetti fascisti cerano anche fior di galantuomini. L’intolleranza li travolse tutti. Io voglio sapere perché è stata fucilata e appesa a testa in giù Claretta Petacci, perché è stata fucilata e uccisa Luisa Ferida incinta, perché sono stati massacrati i partigiani del fratello di Pasolini….ma voi avete idea di quanti miliardi di righe dovrei utilizzare per scrivere i nomi degli assassinati fra il 25 aprile 45 e la fine del 46?
I partigiani della brigata Garibaldi hanno compiuto omicidi, lo stesso dicasi per i Gap. Le brigate nere e molti repubblichini hanno compiuto lo stesso tipo di delitti, ma dopo? Dopo qualcuno mi spiega o mi vuole giustificare senza sbandierare panni rossi la carneficina in tutto il territorio del nord? Subito dopo il 25 aprile e anche un po’ prima, le esecuzioni dei partigiani che non volevano sottostare alla supremazia del Pci divennero sempre più frequenti: era la strategia del delitto per preparare l’insurrezione rossa che sembrava lì pronta da cogliere. E in quel tempo quasi tutti i compagni erano convinti che ormai la pera era cotta e bisognava andar per le spicce. Le spicce si chiamavano gli squadroni della morte che fecero tabula rasa di possidenti e artigiani, contadini ed ex podestà, di maestre e professori, ragazzi e ragazze figli e figlie di fascisti veri o presunti.

Omicidi e stupri, un merdaio altro che balle: omicidi spacciati per lotta di classe e anche un mare di vendette personali, omicidi per quattro soldi o per eliminare testimoni scomodi, col grande partito comunista che stava a guardare o mettere pezze. Il 25 aprile è rimasto retorica, bugie ed omissioni che riguardano solo una fetta di questo paese, non può essere festa nazionale. E comunque nazione non c’è ne mai stata e tutta questa tirata non serve a niente, tanto per cambiare. Fine delle trasmissioni che ho la nausea.

Fuori

22 aprile 2017 Commenti disabilitati

Continuo a riempire le pagine di questo blog, vuote non riesco a sopportarle. C’è poi una blogger che so che legge. Scrivo per lei. Vi pare una cosa strana? Improbabile? Ma io scrivo per te e lo sappiamo in due. Più che sufficiente, i commenti sono chiusi ed io sono altrove per tutti.
Dico che sono fuori perchè non pubblico più un post nuovo da mesi, perchè non ne sento la necessità e non ne ho più lo stimolo. Guardo da fuori perchè non mi interessa piacere o dispiacere, oppure seguire la tendenza della maggioranza dei miei interlocutori: così sei fuori dalla blogosfera. Quando leggi e non commenti se non raramente, o leggi e stai zitto anche se il post ti piace perchè non credi più al valore del commento o temi equivoci, discussioni sterili provocate dal tuo atteggiamento senza peli sulla lingua…potrei continuare a lungo , quando ti ritrovi in situazioni di questo tipo significa che sei fuori.

Lyricae

21 aprile 2017 Commenti disabilitati

Ungaretti a quattordici anni, quasi di nascosto chissà poi perchè. Ma dirlo ai ragazzi del pallone non era proprio il caso, io avevo una grande biblioteca a casa loro no e in più ero siciliano, dir loro di Ungaretti sarebbe stata l’occasione per alimentare un rancore subdolo che io non avrei saputo gestire.

Negli anni a venire ci furono poi Pessoa, Emily Dickinson,Garcia Lorca, Neruda; attorno ai sedici diciasette anni causa innamoramento e società spuntarono Wystan Auden e Edgard Lee Master (complice un De Andrè favoloso). Non ha nessuna importanza dire qui di tutti gli altri ma ci sono stati e ci sono, forti e immanenti, la poesia mi ha trsfigurato l’anima e ancora oggi se leggo Montale o Sylvia Plath vado in luoghi di cui non ho mai scritto. Vorrei farlo, vorrei tanto che fosse questa la mia ultima fatica, il mio cerchio chiuso. Scrivere di poesie, riproporle e raccontare i loro autori perchè dicendo di loro finalmente parlerei di me in modo nuovo e più adeguato alla mia essenza.

Vedete? il blog è qui, terminato e placido, per certi versi lontano e definito. Qui dovrei avere la forza di pubblicare i prossimi dieci anni di rete ma a modo mio. E’ un compito immane.

Categorie:BLOGOSFERA, liberazioni

Chi me lo fa fare

20 aprile 2017 Commenti disabilitati

Ma a me chi diavolo lo fa fare? Mi attirano sempre quelli diversi da me, leggo quelli con attenzione, me li studio, ci penso e cerco. Cosa? Cerco il motivo o le storie che ci sono dietro , quello che li possa rendere comprensibili insomma. Funziona? Col c..o che funziona! Sul web va diversamente, steccati belle gioie, sguardi sdegnosi e ritirate strategiche, minchia! Ho cominciato in modo borghese da figlio di borghesi. Ma era gente colta, fatto gravissimo, ed erano siciliani fatto ancora più grave perchè i siciliani sono curiosi e sospettosi e quando dici loro di adeguarsi e zitto fanno quasi sempre il contrario.

Ho continuato a sinistra a Milano, dentro il movimento ed era il 68 pieno con annessi e connessi, scontri di piazza assemblee e e teoria a gogo. E’ passato molto tempo e alcune cose, certe analisi sono uscite dalla moda del momento e dell’età anagrafica e si sono mostrate più concrete e molto meno romantiche. Per dirla senza giri di parole: io dei fascisti veri ne ho sentito parlare e ne ho letto ma quelli veri li ho incontrati a sinistra, anche nel movimento. Spero di essere stato chiaro.

L’arroganza più o meno sottile dei discorsi, il travisamento dei fatti e della storia, la criminalizzazione piena di sussiego di chi ha un’opinione diversa, lo stracciamento continuato delle vesti io a sinistra l’ho conosciuto da quando ero un ragazzo. Non è in nulla diverso dalla situazione che si vive a destra o altre parti d’ Italia Detto ciò se ne ho voglia e tempo le prossime volte parliamo di due argomenti “intoccabili”: Costituzione e Resistenza. Se non si scatena prima l’apocalisse.

Categorie:suspicious mind

La vita propria delle cose scritte

18 aprile 2017 Commenti disabilitati

etna al calr della seraMi domando talvolta se un blog possa vivere di vita propria. Le cose scritte restano per definizione ma crescono? E se è così dove vanno e qual’è il loro destino? Un amore o una sconfitta raccontati e centellinati dentro le parole battute su una tastiera, cristallizzati in una dimensione a parte che non è quella del divenire quotidiano, emozioni così, cosa diventano poi negli occhi e nella mente di chi legge magari a distanza di molto tempo?

Io sono ancora “vivo”, vi leggo e passo di qua quasi ogni giorno.

Con grande inspiegabile malinconia, nessuno mi ha indotto a scrivere su questo blog, non c’è alcuna costrizione e nessun secondo fine…pare un fatto fisiologico per me.

Il desiderio o il sogno di rivelazione e scambio, liberazione e confronto, analisi e gioco, riflessione e comprensione, se un blog è questo io evidentemente posso seguire solo questa corrente. Il fatto che sia una persona esigente può essere un problema ma ho pensato spesso che se questo spazio non riesce più a correlarsi col mondo nella maniera da me voluta, è meglio che resti in una sospensione infinita in attesa di una vita che verrà. Il concetto di utilità in un Blog mi è sempre sembrato lontano da me, praticamente improponibile e per tale motivo molto accarezzato: il primo titolo in rete infatti fu Inutilità al potere, evidentemente presagivo.

Con alcuni di voi sarebbe necessario un discorso “in privato” e non è detto che un giorno non capiti l’occasione di farlo.

Ma quando le parole sono troppe bisogna riempirle di silenzio. è l’unica cosa che serve per capire o per provarci almeno: io mi trovo spesso “confuso” in rete, quasi smarrito davanti alla pletora di suoni e di voci. Invecchio.

Se non sono riuscito a comunicarli i miei viaggi e i miei aneliti sarà un difettto esclusivamente mio, non dipende dalla mancanza di volontà nel renderli palesi. Ho preso tempo fa la decisione di chiudere ma di restare in maniera dignitosa: questo Blog è il frutto di tale decisione… Se mai diventerà possibile un ritorno sarà dovuto alla nostalgia di persone come voi tutti perchè questi spazi hanno una funzione terapeutica: se quello che sei è ciò che scrivi, se quello che ami è ciò che dici o lasci solo intravedere, allora il tuo blog galleggerà in rete a lungo, vorrei sinceramente raggiungere un accordo con me stesso, lo leggo ogni volta che scorro le vostre pagine…e mi sorprendo.

Poi mi dico che è solo un’illusione, la vostra come la mia, un sogno proibito e svanito nei fumi dell’ennesima estate che avanza. Non ha molta importanza sapere se è vero o no. Mi mancate. Tutti

Riyueren mi chiese un giorno che fine possano fare i sogni, il senso mancante è un vuoto che ognuno di noi cerca di colmare come sa e come può ma i sogni siamo noi quando riusciamo a partorirli, Innerland per esempio è fatto di quella sostanza segreta, è lì sospeso ad interrogarci e a suonare la canzone infinita della vita. Ma ogni luogo di quelli da me conosciuti, tranne qualche rara eccezzione, possiede quei connotati disposti in modo sempre diverso: un giorno, tempo fa, stavo per battere un commento ma mi sono perso dentro le vostre parole, pensavo che era bellissimo starci fra le braccia ed ho capito che a molte delle cose che scriviamo si può solo sorridere… e annuire. Lo ritengo un privilegio.

Pasqua a casa Professa

15 aprile 2017 Commenti disabilitati

Poi scrissi scendendo a patti con tutte le illusioni…

Fosse per me sarei ancora con fogli di carta e una penna in mano: nessuna tastiera e nessuno schermo se non il riflesso dei miei occhiali. Starei ancora in attesa di un’idea masticando pensieri un rigo dopo l’altro, con pigrizia, immaginando la vita come non è quasi mai e guardandola con lieta cupidigia quando ti passa accanto e ti lascia attonito davanti a tanta bellezza.
Fosse per me sarei rimasto in questa città a metà strada fra l’Africa e L’Europa a domandarmi da che parte stare in un gioco sottile mai risolto. In fondo non mi dispiace camminare tra chiese barocche e cupole arabe, uno come me difficilmente troverà un posto fisso dove stare e digerire tutti i compromessi necessari per dire “ Qui mi va bene”.
Pasqua a Casa Professa in un delirio di volute, marmi a mosaico e finestre a vetri colorati: i santi e gli angeli mi guardano immobili con fredda cortesia, certi dubbi passati sono stati mal digeriti. Però mi domando: ma come si può vivere senza un dubbio, una contrapposizione, un’ombra? Come fai ad amare il sole se non dopo un corridoio oscuro?
“Buongiorno…scusi, ma lei non è il figlio del professore?” L’uomo che mi ha fermato con garbo è anziano, magro come una canna, adesso mi sta di fronte tenendosi il bordo del cappello per non farlo volare via. Ci scrutiamo quel tanto che basta, poi gli tendo la mano: “Cavaliere, è una vera sorpresa…si sono io, sono Enzo- ci sono due incontri contemporanei, due piani di ascolto e dialogo- Lei qui? Ma non abita in via Dante?”
-Si ancora lì, sempre nello stesso palazzo…è che ogni tanto mi piace camminare.
Non gli dirò le fesserie di rito, abbiamo poco tempo per sprecarlo in frasi fatte.
– Cavaliere una volta mi dava del tu…
Ride con gli occhi, ammicca e guarda in alto.
– Sì, li ho tutti bianchi anch’io. E’ per questo che mi onora del lei, per farmi intendere che adesso faccio parte del circolo riservato? Ci stringiamo la mano con tranquilla energia promettendoci una decina di cose che certamente non faremo; d’altronde le poche che contano ce le siamo dette coi gesti e gli sguardi. Quelli sono molto più seri e sinceri, questi qua sono solo gli ambasciatori formali, gli indispensabili anfitrioni di un incontro. In Sicilia è quasi sempre così.
I cannoli sono squisiti e freschissimi: li passo in rassegna nella pasticceria affollata e penso che questo posto sarebbe un buon palcoscenico per la commedia che si recita a soggetto tutti i giorni.
Quando esco dal negozio i profumi mi inseguono per un buon tratto, fino al viale, quasi volessero impedirmi di pensare.
Fosse per me avrei chiuso i contatti con la mia testa da molto tempo e avrei dato l’esclusiva ai sentimenti e alle emozioni. Ma il professore mi ha fatto studiare, d’accordo con mia madre, ed è per questo che non riesco a godermi un cannolo in modo acritico, una persona solo per ciò che è, una donna solo per come si muove, me stesso senza orpelli né parole. Sempre questa minchia di metafisica tra i piedi !
Anna deve aver chiacchierato spesso ed io devo avergli pure risposto, solo che adesso la risposta deve essere stata sbagliata.
– Non mi hai ascoltato, vero? Ma dove te ne vai? Sempre il solito: tu in giro per i fatti tuoi e io qui ad aspettarti come una scema.
Ride, per fortuna, oggi me la sono cavata. Poi si vedrà. Viale della Libertà è attraversato da una brezza leggera, gli alberi sono ancora spogli.
Fosse per me sarei rimasto qui a far finta di aspettare la conclusione di un amore: sarei invecchiato con alcuni fogli di carta e una penna in mano .Avrei scritto lì sopra la gioia leggera e vanesia che mi dà essere vivo da queste parti.

Categorie:a sud del sud

Semplice, banale, intuitivo

13 aprile 2017 Commenti disabilitati

Negli ultimi tre anni non ho più trovato alcun vero senso e nessun piacere a lasciare tracce di me e del mio mondo in rete. Non ha importanza analizzare il perchè e il percome, ho trascorso gran parte della mia vita a confrontarmi con persone lontane culturalmente e ideologicamente da me, nel farlo fino a qualche anno fa trovavo stimoli oggi solo fastidio e malinconia. La moderazione filtra per voi ma i veleni filtrati prima di essere buttati io sono costretto a leggerli ed io NON VOGLIO MORIRE COSì.

Cosa chiedevo? Di commentare limitandosi all’argomento proposto, di NON evitarmi critiche ma di bandire temi privati in pubblico. Semplice, banale, intuitivo. Non scrivo per fare da volano a gossip scadenti e nemmeno per cercare avventure in rete. I mie anni nella blogosfera credo lo dimostrino ampiamente.

Categorie:BLOGOSFERA